Spinta dal successo dei due precedenti episodi, continua la saga tratta dai romanzi di C.S. Lewis. Questa volta, a essere chiamati nel reame di Narnia sono la piccola Lucy (la prima che scoprì cosa si celava dietro l’armadio), il fratello Edmund e il supponente cugino Eustace. I due fratelli Pevensie si trovano infatti a casa degli zii, essendo sfollati da Londra (siamo sempre durante la II Guerra Mondiale) e separati dai fratelli maggiori. Ovviamente i due fratelli ricordano insieme i bei momenti passati a Narnia, quando i quattro erano re e regine, suscitando lo scherno e l’incredulità di Eustace, che però dovrà ricredersi: da un quadro che rappresenta un veliero, su una parete della loro stanzetta, inizia a uscire acqua a fiotti, fino a sommergere tutto e a farli trovare in mare, proprio mentre un veliero con le insegne di Aslan sta passando e li raccoglie. È il Principe Caspian, che in compagnia dell’avventuroso topo Ripicì, si è messo in viaggio per scoprire che fine abbiamo fatto sette nobiluomini che erano partiti da Narnia per esplorare il mare e arrivare alle terre di Aslan. All’entusiasmo di Lucy ed Edmund, che ritrovano il loro ruolo di nobili condottieri si contrappone lo sconcerto e il rifiuto da parte di Eustace, che non si capacita di trovarsi su un veliero in compagnia di animali parlanti e uomini in costumi medievali che dicono di obbedire a un leone che nessuno ha mai visto. Eustace pagherà caro (anche se solo temporaneamente) il suo atteggiamento, ma il lungo e avventuroso viaggio porterà Caspian e i Pevensie proprio al limitare delle terre di Aslan, dove ancora una volta incontreranno il Signore di Narnia. L’intento allegorico – didattico di Lewis è sempre presente nei suoi libri, senza nascondere una profonda impronta cristiana, che porta l’autore a individuare il vero nemico innanzitutto in sé stessi, alle remore e e al pregiudizio che impediscono di seguire il bene, nella persona degli amici e della presenza invisibile ma incontrovertibile di Aslan, che conosce il cuore di tutti. Il film è ricco di effetti, di sontuose scenografie e costumi. Più debole è la storia, che (mancando anche di grandi nemici e di battaglie) fatica un po’ a puntare tutto sulla psicologia dei vari personaggi, risultando a tratti meno coinvolgente dei precedenti episodi. ,

Beppe Musicco