Ispirato liberamente al romanzo Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, questo film di Gianni Amelio, uno degli autori più colti e originali del nostro cinema, è difficile e sofferto a partire dalla scena d’apertura: l’incontro sul treno tra il padre (ben impersonato da un misurato Kim Rossi Stuart) e il figlio handicappato (lo straordinario Andrea Rossi). Amelio riparte da uno dei luoghi simbolo del proprio cinema (il treno de Il ladro di bambini), per raccontare nuovamente una storia di padri e figli che si incontrano per caso e gradualmente si conoscono in una realtà dura fatta di ingiustizie, difficoltà e dolore infinito. E come i protagonisti dei film più riusciti del regista calabrese (Il ladro di bambini, Lamerica, Così ridevano) Gianni e Paolo si ritrovano in viaggio verso una realtà estranea e spesso incomprensibile (e in questo senso, la Berlino de Le chiavi di casa è indecifrabile, a partire dalla lingua, tanto quanto la Torino di Così ridevano per i due fratelli calabresi immigrati).

Il risultato è un road movie asciutto secondo lo stile senza fronzoli del regista, delicato e discreto nel trattare temi come la malattia e la paternità e profondo nel delineare il quadro psicologico dei (pochi) protagonisti. Un film intenso e serio, che richiede certamente impegno da parte dello spettatore, ma che è anche l’ennesima opera di un artista che non ha paura di filmare la realtà più dura tentando di accennare un giudizio, con uno sguardo morale e pieno di compassione.

Simone Fortunato