Animazione ecologista non eccezionale dal punto di vista visivo, nonostante una buona resa del 3D in alcune sequenza sott'acqua, e nemmeno troppo originale sul versante del contenuto. Anzi, a dirla tutta, il film pare la versione “animata” de L'incredibile viaggio della tartaruga di Nick Stringer (2009), documentario spettacolare sulla vita di una tartaruga dallo schiudersi del suo uovo fino alle avventure in pieno oceano. Quello del documentario è ormai prassi consolidata anche sugli schermi italiani, almeno dopo il grande successo di pubblico di un film affascinante come La marcia dei pinguini (Jacquet, 2005) e la massiccia campagna di sensibilizzazione ambientalista degli ultimi anni. Tanti titoli nelle ultime stagioni hanno messo al centro il rapporto tra Uomo e Natura, spesso prendendo le fattezze di veri e propri film a tesi (Earth, Fothergill/Linfield, 2007), a volte cercando la strada dell'invenzione poetica e suggestiva (La volpe e la bambina, Jacquet, 2008), più spesso affidandosi ad immagini emozionanti e lasciando in secondo piano la storia (come nel caso del bellissimo Oceani, 2009, penalizzato da un doppiaggio scadente). In ogni caso, il documentario è terreno scivoloso sia per il pubblico sia per gli addetti ai lavori, perché è sempre forte la tentazione ideologica e di fare uso strumentale di immagini così belle. Non che questo sia il caso di Sammy, film rigorosamente per bimbi, anche piccolini. Il tono è didascalico, le immagini molto semplici ed è elementare anche la narrazione, con il racconto affidato alla stessa tartaruga protagonista che ripercorre con la mente i lunghi anni della propria vita. Non c'è la complessità di un film Pixar, che pure dalle profondità dell'oceano ha saputo tirar fuori la sua perla più preziosa, Nemo, e nemmeno i riferimenti adulti dei cartoons Dreamworks. Per non parlare dell'azione sfrenata e della comicità slapstick de L'era glaciale e dintorni. Qui si vola bassissimo, anche da un punto di vista tecnico. Se un paio di sequenze in soggettiva paiono spettacolari soprattutto per l'ausilio del 3D, il resto del film, e in particolare le sequenze con gli “umani”, sono mediocri. Il tutto a far cornice a una storia che più che semplice è semplicistica o almeno assai schematica: la vicenda, infatti, segue le avventure (compresa la dinamica sentimentale un po' ovvia) di una tartarughina alle prese con il petrolio versato in mare, i sacchetti di plastica, le baleniere e quant'altro. E questo, anche per la longevità dell'animale, per la durata di diversi decenni, durante i quali i cambiamenti inflitti dall'uomo alla Natura saranno sempre meno sostenibili. Tutto vero? Che la colpa sia sempre e solo dell'uomo (anche perché è l'unica creatura ad aver coscienza del Male) è pacifico, ma forse la strada da indicare, tanto più a un bimbo, non è quella della condanna tout-court. Soprattutto se gli unici difensori del Bene, coloro che non sono ancora passati al lato oscuro del Profitto e della Multinazionale, sono hippy pacifisti appassionati dell'amore libero e di una natura incontaminata che sembra tanto l'ultima delle utopie.,Simone Fortunato