Dopo quattro anni di carcere in seguito a una rapina, Kenny (Kevin Janssens) esce dalla prigione di Anversa. Ad attenderlo trova il fratello Dave (Jeroen Perceval) ma non Sylvie (Veerle Baetens, già protagonista di Alabama Monroe), la sua fidanzata di un tempo. I tre erano una banda, ma ora le cose sono cambiate. Quello che Kenny non sa è che Dave e Sylvie hanno cambiato vita; ora stanno insieme e aspettano un figlio. Il problema è che non sanno come dirglielo; temono che la sua ira potrebbe esplodere. Kenny purtroppo è sempre lo stesso; finisce con il mettersi nei guai e chiede al fratello di aiutarlo. Deve accompagnarlo nelle Ardenne per far sparire un cadavere… Ma l’operazione si rivela molto più difficile del previsto.
Non c’è speranza, consolazione o redenzione per i tre protagonisti del film di Robin Pront, alla sua opera prima. Questo lo spettatore lo capisce fin dalle prime scene: il film è una serie continua di pugni allo stomaco. Tutto ruota attorno alla contrapposizione tra i due fratelli. Dave, dopo le scorribande giovanili, è diventato più tranquillo: lavora, si è rifatto una vita con Sylvie insieme alla quale ha smesso di bere e di drogarsi. Kenny, invece, è rimasto prepotente, prevaricatore, violento. E in questo ha una sua coerenza, oltre ad avere un’influenza psicologica molto forte sul fratello che finisce sempre per fare quello che l’altro vuole (una scena su tutte, quella al comando di polizia). In mezzo c’è Sylvie che ha la lucidità di capire che, se fosse rimasta con Kenny, sarebbe finita allo sbando e cerca di realizzare il suo sogno: una vita normale, e noiosa, con un marito e dei figli. Inevitabile che Kenny si senta tradito dal fratello e dalla ex fidanzata…

Le Ardenne vive anche di altre due contrapposizioni. La prima è quella geografica. Inizialmente il film è ambientato nella grigia periferia di Anversa mentre poi la storia entra nel vivo sulle colline della regione belga delle Ardenne. E la scelta non è casuale: le Ardenne per i due fratelli rappresentano il luogo dell’infanzia, quando erano felici e spensierati, mentre ora si trasforma nel luogo del compimento del loro destino. Inoltre, se la prima parte vive della tensione che a ogni scena si respira quando i tre protagonisti sono insieme, e in questo sta la bravura del regista e degli attori, la seconda vira molto sulla violenza e sul pulp. E proprio in questo climax ascendente di violenza sta il punto debole della realizzazione; il regista, che è anche coautore insieme allo sceneggiatore Jeroen Perceval, si fa prendere troppo la mano e il film perde di equilibrio ed efficacia. Molto meglio la prima parte che ricorda alcune atmosfere dei film dei fratelli Dardenne. Comunque un debutto molto interessante; siamo convinti che sentiremo ancora parlare di Robin Pront.

Stefano Radice