La Cineteca di Bologna riporta in sala restaurato in 4k L’Atalante di Jean Vigo: una pietra miliare, l’apripista e il capolavoro del realismo poetico francese. È stato il lungometraggio d’esordio di Jean Vigo e purtroppo anche la sua opera testamento, dato che il giovane regista è morto dopo la fine delle riprese, a solo 29 anni di tubercolosi, senza vedere il film finito. È stato uno degli “Enfant terrible” del cinema francese, ma anche uno dei più grandi registi della storia del cinema pur vantando solo quattro film, due documentari, un mediometraggio (Zero in condotta) e un solo lungo, appunto L’Atalante. Le sue radici estetiche sono quelle del cinema delle avanguardie degli anni 20, in particolare il cinema impressionista francese (di Abel Gance, Marcel l’Herbier) e il cinema russo (di Dizga Vertov, Sergei Eisenstein). Queste influenze però non sono mai assorbite e seguite letteralmente, ma sono piuttosto nelle mani di Vigo, delle suggestioni formali per trovare una via radicalmente nuova di raccontare la realtà. Infatti questo film racconta una banale e comune storia d’amore, una storia coniugale, ma anche una storia di lavoro e di amicizia. Una storia reale e realistica però trasfigurata dalle suggestioni formali delle avanguardie e trasformata in qualcosa di fantastico, poetico. È un approccio poetico alla realtà.

Ralenti, sovrimpressioni, dissolvenze, accelerazioni, montaggio frenetico, combinati ad un lucido documentarismo, sono strumenti per trasfigurare il quotidiano in una poesia (complice anche l’apporto estetico del grande operatore Boris Kaufman) , l’amore in una lirica. Non a caso con questo film si apre un nuovo periodo per il cinema francese, una nuova corrente, il cinema del “realismo poetico”, considerato il padre del cinema moderno, un cinema di cui faranno parte alcuni tra i più grandi: Jean Renoir, Marcel Carne, Julien Duviver, Jacques Becker.

La novità di questo sguardo emerge anche dalla scelta del tema raccontato: il matrimonio. Come fa notare chi forse ha saputo guardare il cinema come pochi altri, François Truffaut (nel libro I film della mia vita), il tema dell’Atalante è inconsueto: l’esordio della vita coniugale di una giovane coppia dall’attrazione alla lite. E la fuga e la riconciliazione finale, nell’ultima scena, sono un balletto di puro cinema.

Quanti sono i film che hanno raccontato il matrimonio con questa verità (crudelmente realistica e devotamente poetica)? Vale la pena scoprirlo e riscoprirlo, soprattutto in questa meravigliosa veste restaurata.

Riccardo Copreni