Lui si imbuca ai funerali altrui, attratto dalla morte e dai morti nonostante l’angoscia che gli è entrata dentro dalla morte dei suoi genitori per un incidente stradale (che l’aveva ridotto in coma per tre mesi); tanto da parlare costantemente con il fantasma di un kamikaze giapponese della Seconda Guerra Mondiale. Lei ha un tumore al cervello e le restano pochi mesi di vita. Si incontrano per caso, giusto a un funerale, e si innamorano. Il loro incontro sarà breve ma intenso. Senza paura (apparente) di guardare in faccia la morte, quasi irridendola. E scoprendo un amore tanto fragile quanto profondo.,Gus van Sant è regista talentuoso e disturbante, spesso cinico. Film come Elephant e Paranoid Park mettono a nudo la sua visione nichilista del mondo. Con questo “lavoro su commissione”, prodotto da Ron Howard (e dalla figlia attrice Bryce Dallas) insieme al suo socio storico Brian Glazer, realizza uno dei suoi film più belli e delicati, pur partendo da un tema certo non facile. Ma quei due giovani adolescenti ci conquistano subito, con la loro sfrontata irriverenza verso tutti, quella leggerezza pur parlando di morte, quel loro amore che non ha nulla di sentimentale. A interpretarli, poi, ci sono due giovanissimi e bravissimi attori: lei è Mia Wasikowska, già Alice in Wonderland con Tim Burton, mentre lui è Henry Hopper, figlio del grande Dennis “Easy Rider” Hopper (e qui lo ricorda quando era alle prime armi in Gioventù bruciata). Se ci aggiungiamo un’ottima fotografia a catturare la solarità di due ragazzi che pensano in nero ma non lo vogliono dare a vedere e una colonna sonora prestigiosa e suadente, ce n’è di che essere soddisfatti.,Eppure, alla fine qualcosa non convince. Di fronte alla morte non c’è alcun grido, non c’è un’invocazione anche rabbiosa, non c’è umanissima disperazione. Ma solo malinconia rivestita al massimo di originalità espressiva. E rimane dunque l’amaro in bocca per una storia tanto toccante quanto caratterizzata dal limitato, e soffocante, orizzonte di chi la racconta.,Antonio Autieri