Ferruccio Lambroghini torna dalla seconda guerra mondiale con un sogno: lasciare l’azienda agricola del padre per fabbricare trattori. Dopo un avvio difficile, i successi non mancano e in lui cresce sempre più la passione per le auto sportive. Da qui l’idea di battere il rivale Enzo Ferrari, a costo anche di pesanti sacrifici in famiglia. Ma quando dalla fabbrica esce il primo modello di Miura, i sogni sembrano realizzarsi…

E’ disponibile su Amazon Prime Video Lamborghini – L’uomo dietro la leggenda, il biopic diretto da Bobby Moresco e dedicato alla figura di uno dei visionari imprenditori che ha contribuito alla diffusione del Made in Italy nel mondo. Quella di Ferruccio Lamborghini – nato nel 1916 vicino a Cento (RE) – è stata una vita caratterizzata dal desiderio di coronare il suo sogno: la fabbricazione della miglior macchina sportiva al mondo. Più che un sogno, un’ossessione cui Lamborghini ha provato pervicacemente a dare vita, trascurando amicizie, famiglia, il figlio Tonino e portando sempre con sé il ricordo della moglie Clelia, morta proprio dopo il parto. Quello di Moresco è purtroppo un film senza particolare spessore. Segue più o meno linearmente le tappe fondamentali della vita di Lamborghini – manca però il riferimento alla sua clamorosa decisione di lasciare l’azienda nel 1972 –  ma non coinvolge mai veramente lo spettatore che non ha l’impressione di imbattersi nella vita di un mito dell’imprenditoria italiana. Molto debole anche la rappresentazione della sua più o meno leggendaria contrapposizione a Enzo Ferrari. Non aiutano il film neanche le interpretazioni di Romano Reggiani (Ferruccio Lamborghini giovane) e Frank Grillo (Ferruccio Lamborghini adulto), così come di Gabriel Byrne (un improbabile Enzo Ferrari) e neanche quella di Mira Sorvino (Annita, seconda moglie di Lamborghini). Non si entra veramente nella vita del protagonista, nella sua solitudine, così come nella sua tenacia. Un film che un tempo si sarebbe definito per la Tv e che oggi, giustamente, arriva direttamente sulle piattaforme pensato per un pubblico internazionale.

Stefano Radice

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