Prequel di un film del 1968, ancora conosciuto e amatissimo (chi non si ricorda gli astronauti presi prigionieri dalla scimmie senzienti?), questa pellicola torna indietro nel tempo e mette le basi (la conclusione aperta lascia prevedere seguiti) per ricostruire la saga dall’inizio.,La storia segue da un lato la progressiva “presa di coscienza” (se così si può chiamare) del futuro leader delle scimmie, Cesare, scimpanzé dal nome di condottiero shakespeariano che ben potrebbe chiamarsi Spartaco (o anche Mosè, gli archetipi si sprecano). Salvato dalla morte per un atto di pietà umana, cresce in una famiglia umana ma, messo in “prigione”, scopre la fratellanza con i suoi simili, che vivono in schiavitù e decidere di ergersi a loro liberatore.

Dall’altro lato c’è Will, ricercatore di belle speranze che, spinto da motivi personali (il padre malato), è pronto a forzare il protocollo scientifico per mettere a punto una cura rivoluzionaria. Potrà suonare come un cliché hollywoodiano ma, il personaggio infonde alla storia una profondità affettiva che la solleva del semplice apologo morale.,Il film, a un certo punto, forse per un eccesso di carne al fuoco, tra scimmie in fuga e virus letali in circolazione, perde un po’ la traiettoria, ma offre molti elementi di riflessione.,Il percorso di evoluzione accelerato della scimmia Cesare, infatti, che culmina con l’acquisizione del linguaggio più che con la camminata eretta, passa attraverso le domande distintive della coscienza umana: “Chi sono? Per che cosa sono fatto?”. Fattori di crisi estranei alla mente animale, ma da cui discendono naturalmente la spinta verso la solidarietà con i simili, e la coscienza della propria irriducibilità a mezzo per i fini altrui.,Tradito e abbandonato dal suo “padrone”, Cesare trova la sua identità nell’appartenenza alla sua specie, ma conserva, almeno in questa pellicola, il rispetto per la vita umana. D’altra parte è rivelatorio il fatto che il primo strumento afferrato dalla scimmia eretta sia uno strumento di morte: come a dire che evoluzione intellettiva e acquisizione di un senso morale vanno di pari passo (Kubrick docet).,Le straordinarie capacità di Cesare, la sua intelligenza, ma anche la sua “pietà” nei confronti delle altre scimmie sofferenti, non sono solo il prodotto di un incidente genetico, ma anche degli anni spesi accanto al “padrone” Will e a suo padre, dell’affetto e degli insegnamenti che ha ricevuto.,E nonostante gli straordinari effetti di computer grafica rendano palpabili le emozioni e l’intelligenza dei primati in evoluzione, è inevitabile per lo spettatore sentirli per lo meno distanti, anche perché lo sguardo di quei musi animali con occhi umani appare sempre sottilmente inquietante e potenzialmente ostile.

Se la vicenda di Cesare è la scoperta delle proprie “potenzialità infinite”, al contrario quella della sua controparte umana ha come esito la scoperta del proprio limite, la sofferta accettazione di non poter giocare a fare Dio, di non poter liberare per sempre l’umanità, o anche solo un uomo, da sofferenza e malattia. La storia, nella migliore tradizione della fantascienza, e mantenendosi nelle regole del blockbuster, mette in gioco dilemmi attualissimi per lo sviluppo della scienza: non soltanto i limiti dello sfruttamento di altri esseri viventi, ma anche l’influenza delle valutazioni economiche che spesso intorbida processi che si vorrebbero scientificamente asettici ed eticamente neutri.

Laura Cotta Ramosino