Una bambina dai capelli rossi nei boschi in cerca di una volpe. Che, dopo i primi ovvi sospetti, complice anche la pazienza testarda della ragazzina, si fa sempre più vicina fino ad essere quasi addomesticata. E’ tutta qui la storia raccontata dal regista de ‘La marcia dei pinguini’ Luc Jacquet. Una storia semplice, pura e commovente, per tutta la famiglia, anche i più piccolini. Una storia ambientata negli splendidi scenari del Parco Nazionale d’Abruzzo e ispirata dalla lettura de ‘Il piccolo principe’ di Antoine de Saint-Exupéry e in particolare dal capitolo indimenticabile dell’incontro con la volpe. Anche nel film di Jacquet, come nel romanzo, rispetto a cui il film conserva il carattere selvatico dell’animale che non è parlante, la volpe nel tempo, dopo tanti appostamenti (riti, avrebbe detto lo scrittore francese), dopo tanta pazienza, diventa compagna dell’uomo, tanto da diventare quasi un animale domestico e addirittura a varcare la soglia tra mondo selvaggio e civile, entrando nella stanza della bimba. Ma è solo un momento, perché il richiamo della foresta porterà all’inevitabile ma anche a una verità da tramandare ai figli: “Avevo confuso il possesso con l’amore”, ammette la bambina divenuta madre a suo figlio nel finale del film. ,‘La volpe e la bambina’ è un film sorprendente perché rifugge dalle tentazioni ambientaliste e naturalistiche fine a se stesse per raccontare il fondamento del legame tra uomo e natura ma anche tra mondo dei bambini e mondo degli adulti (che nel film si vedono poco ma sono presenti). E il fondamento non è la cultura, e nemmeno la sintonia o la passione: è l’amore, l’agape cristiana, l’amore gratuito a te, perché esisti e perché tu sia felice.,Simone Fortunato