L’interesse del film è destato soprattutto nella sottolineatura dell’inestirpabilità e nella profondità delle domande dell’uomo sul senso della realtà.,La voce della Luna ruota fondamentalmente attorno intorno a tre idee.

1) La prima idea è che di fronte al Mistero presente in tutta la realtà, l’uomo si pone delle domande di senso ultimo. La domanda è costitutiva dell’uomo, tanto che Fellini cerca di conferire un tono di universalità ai personaggi facendoli parlare in ogni dialetto italiano.,Fellini, poi, per esprimere questa domanda, utilizza il simbolo, il segno che rimanda a qualcos’Altro. Per questo giocano un ruolo importantissimo nel suo film la luna, simbolo dell’irragiungibilità del Mistero, e dell’inestirpabilità di queste domande; il pozzo, simbolo della profondità della natura dalla quale queste domande scaturiscono; la musica come arte in cui si riverberano queste stesse domande; ed infine la donna amata. Queste realtà, questi simboli, sono per Ivo Salvini irresistibilmente attraenti.,Questo fascino è dato dal modo in cui lui si pone di fronte alla realtà: è evidente il suo atteggiamento da bambino, quindi semplice, e sempre pieno di stupore rispetto a quello che accade. In una delle scene iniziali, da sotto il letto guardando il fuoco, dice fra sé e sé: “Guarda il fuoco! Dove vanno tutte quelle scintille? Il fuoco, quando si spegne, dove va? Come la musica, che nessuno sa dove va quando finisce. Quante idee mi vengono a stare qui, nonna. Ma volano via, come quelle scintille. Come si fa a fermarle, nonna? Tu ci riesci? Eh?”.

E’ la domanda “perché”, la domanda di senso della realtà che muove l’uomo, nella sua vita, tanto che, sempre Salvini, afferma: ” (…) del resto è solo la curiosità che mi fa svegliare la mattina”.,Non ci sorprende quindi il fatto che Fellini cita più volte in questo film la poetica di Leopardi, il poeta che forse più di ogni altro ha saputo descrivere l’incommensurabilità di questa domanda, costitutiva dell’uomo. Vediamo come Salvini quindi si rivolge alla donna da lui amata con i primi verso del “Canto notturno d’un pastore errante d’Asia”: “E’ come la luna. E lei la luna. “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”. Inoltre la domanda poi ci spinge sempre oltre, come direbbe Montale “più in là”, alla ricerca del significato. Bello quindi quando Ivo, descrive i momenti in cui sente il richiamo del Mistero sotto forma di voci: “E’ in un silenzio così che arrivano gli schiamazzi di quegli uccelli, quei fischi, quei rintocchi di campana; e sento delle parole, che mi sembra di capire, ma che non capisco. (…) Sono così veloci, incalzanti… Afferro solo qualche sillaba: “perciò”, per esempio, oppure “comunque”; ecco una volta hanno detto molto chiaro la parola “quindi”.”. Infine è anche interessante il riferimento al personaggio di Pinocchio. Questo burattino seguendo la sua domanda di diventare un bambino vero alla fine vi riesce (se vogliamo lo possiamo anche notare il collegamento al personaggio di A.I. – Intelligenza artificiale).

2) La seconda idea riguarda quello che la posizione di domanda comporta. La domanda dell’uomo implica l’urgenza di un raggiungimento totale e di un esauriente completezza. Questo genera un senso di vertigine nell’uomo, perché si è costretti a seguire qualcosa che è un mistero, che quindi come la luna non si può afferrare.,Sia Ivo, sia il personaggio del musicista, dichiarano che le domande sono strazianti, perché all’uomo non basta la domanda, l’uomo ha l’esigenza di capire, di trovare risposta. Ivo, a circa metà del film dice: “Così devono continuare le cose? Per sempre senza riuscire mai a credere ad una voce amica? Niente di fermo, sicuro. Allora vi dico forse che, vogliono salvarci, ma non sanno a chi parlare, scelgono a caso, si confondono. Io devo capire.”.,L’uomo non riesce a rimanere in questa condizione vertiginosa e cerca di dare forma al Mistero, di darsi una risposta quindi. Così potrebbe identificare il Mistero con la luna, il pozzo, la musica, o la donna.

3) Da ultimo, Fellini ci presenta le tre reazioni alla domanda dell’uomo e alla conseguente vertigine:

a. La prima reazione, presente in molti personaggi del film, è quella di non dare retta a queste domande. Questa posizione è vissuta sia con l’intento “buono” di risolvere quel senso di strazio, sia con l’intento di rimpiazzare le domande di tutti per meglio esercitare un potere. Questo atteggiamento del potere è presente nei caporioni, due medici ed un professore così chiamati nel film. Di essi sarà il tentativo di ricondurre alla normalità Ivo. La dimenticanza della domanda comporta un materialismo, come è l’amore per il personaggio di Marisa, che ha un modo di amare quasi animale.

b. La seconda reazione è quella dell’uomo che cerca un terreno più a sua misura, col quale identificare la risposta alle sue domande. Nel film sarà il tentativo di catturare la luna e di portarla sulla terra. La riduzione della domanda diventa desiderio di stordimento come si vede nella scena della discoteca e nella musica che in quel luogo viene fatta ascoltare. In questa posizione rischierà di cadere anche Ivo, nella penultima scena del film

c. La terza posizione è quella che più ragionevolmente può avere l’uomo, l’esigenza della rivelazione. La frase finale dice “Eppure io credo che se ci fosse un po’ di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire.” Con silenzio Fellini intende che non bisogna farsi stordire dal continuo bombardamento di risposte che il potere ci impone attraverso la moda e le convenzioni sociali. Le domande sono infatti ciò che ti rendono libero.

Simone Fortunato