Dopo aver riscosso un successo di pubblico per molti versi sorprendente in Piemonte (a Torino, dopo due settimane di tutto esaurito, la programmazione è stata prolungata a cinque settimane), approda anche a Milano La terra buona, opera seconda di Emanuele Caruso (E fu sera e fu mattina). Nel capoluogo lombardo il film sarà proposto dal Cinema Anteo a partire dal 19 aprile e per tutta la settimana (fino al 26 aprile); dopo Milano sarà la volta di Roma e Genova. Il film racconta tre vicende realmente accadute che si snodano intorno alla figura del monaco benedettino padre Sergio De Piccoli, che aveva raccolto in circa 40 anni oltre 70.000 volumi, rari e pregiati nell’antica Canonica di Marmora, a 1.580 metri in Val Maira (nella finzione cinematografica, la Val Grande).

Ma l’opera di Emanuele Caruso ha fatto parlare di sé soprattutto per le singolari modalità produttive che ne hanno siglato la nascita: prodotto e distribuito da Obiettivo Cinema, girato con un budget che non raggiunge i 200mila euro all’interno del Parco Nazionale della Val Grande, La terra buona è stato realizzata con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e la consulenza di FIP Film Investimenti Piemonte sul tax credit esterno – attraverso il finanziamento di EGEA, società multiservizi di Alba – e grazie alla collaborazione con il Parco Nazionale della Val Grande. Fondamentale per la produzione del film l’apporto di altri sponsor, come Eataly, che hanno fornito beni materiali e supporti logistici durante le sei settimane di riprese, realizzate nella frazione di Alpe Capraga, sopra i 1.000 metri, in Val Grande. E soprattutto decisiva si è rivelata l’azione di crowdfunding messa in atto dal regista tramite una raccolta Royalty Based sulla piattaforma “Produzioni dal Basso”. Operazione che ha raccolto ben 80mila euro, record italiano assoluto di raccolta in azionariato popolare per un film.

La storia della biblioteca di padre Sergio, valutata circa 2 miliooni di euro, un patrimonio che rischia di andare perduto a causa di un contenzioso in atto tra la Curia e il Comune di Marmora,  si intreccia nel film con altre due storie vere: quella di Mastro, oncologo in fuga dall’Italia per le sue idee poco convenzionali, assistito da Rubio, e quella di Gea ragazza malata che si aggrappa a un’ultima speranza di guarigione, accompagnata dal suo amico di sempre Martino. Tra i principali temi del film, il profondo rispetto e la cura verso il territorio, la natura e l’ambiente, lo stretto rapporto tra le illusioni e le speranze, il sottile confine tra la vita e la morte, la tensione verso la spiritualità e la religione…

Maria Elena Vagni