Altri due film importanti, e due registi di grande nome, sono scesi “in campo” alla Festa del Cinema di Roma, in programma dal 14 al 24 ottobre.

 

Ha una storia travagliata l’ultimo film di Zhang Yimou, One Second, che avrebbe dovuto partecipare alla 69esima edizione del Festival di Berlino ma fu ritirato pochi giorni prima dell’evento ufficialmente per motivi tecnici legati alla postproduzione (in molti tuttavia pensarono a questioni di censura).

La storia di un evaso dai lavori forzati che si mette alla caccia di un cinegiornale dove compare, per il secondo del titolo, l’immagine di sua figlia che non vede da anni, è un dramma in cui non mancano venature di commedia, un po’ come un film del nostro neorealismo (non a caso qui si cita a più riprese Ladri di biciclette). Una vicenda ambientata nel 1964 in una Cina nel pieno della rivoluzione culturale con la sua propaganda, portata avanti dai film patriottici così come dai cinegiornali che li precedono raccontando le gesta eroiche dei contadini e dei funzionari dello stato, ammirati con eguale entusiasmo nelle sale dei più dispersi villaggi dove “il cinema” arriva ogni due mesi.

La pellicola oggetto del contendere – rubata, perduta, sporcata e poi ripulita con lo sforzo di un intero villaggio – racconta la magia dell’immagine, ma non nasconde le stonature di un sistema in cui l’individuo è schiacciato dallo Stato; e a dispetto della grande pace comunista l’esercizio del potere, sia quello del proiezionista custode del film o quello del servizio d’ordine, diventa facilmente un arbitrio.

Ci si commuove, ma si ride anche in questo viaggio in una Cina rurale, popolata di caratteri a volte grotteschi, ma capaci di colpire al cuore. (Luisa Cotta Ramosino)

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È una storia che voleva raccontare da cinquant’anni quella intorno a cui Kenneth Branagh ha scritto e diretto il suo ultimo film, canto amore e nostalgia per Belfast, la città in cui il regista e attore è nato, ma che ha dovuto lasciare sull’onda dei sanguinosi scontri causati dai protestati decisi a espellere i cattolici considerati nemici ed estranei.

La famiglia del piccolo Buddy (l’irresistibile Jude Hill) vive in una strada dove fino a prima di quel fatale agosto del 1969 la convivenza è sempre stata possibile, i bambini giocano per le strade e il vero problema sono piuttosto i debiti con il fisco e le lunghe trasferte del padre (un luminoso Jamie Dornan) costretto a seguire il lavoro che non c’è. Meno male che a tenere insieme la famiglia c’è una madre determinata e dolce (Caitriona Balfe) e una coppia di nonni straordinari (Ciaran Hinds e Judy Dench). Sono loro a guidare la crescita del piccolo protagonista che osserva con occhi increduli e stupiti il mondo che conosceva mentre viene sconvolto dalla violenza. E nonostante tutto c’è spazio per i primi, innocenti amori, per le avventure e tutto è raccontato in un bellissimo bianco e nero, con un tono che passa con disinvoltura dal realismo al fiabesco, costruendo un coming of age di rara sensibilità. Non abbiamo dubbi che il premio del pubblico al festival di Toronto sarà solo il primo dei riconoscimenti che questa pellicola saprà guadagnare. (Luisa Cotta Ramosino)

(4 – continua)

Nella foto: Belfast di Kenneth Branagh

Il trailer di One Second di Zhang Yimou

 

Il trailer di Belfast di Kenneth Branagh

 

 

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