Un uomo e una donna, entrambi turchi, in Germania: si incontrano in un ospedale dopo aver tentato entrambi il suicidio. Si sposeranno per motivi singolari, ma poi nascerà l’amore. Forse troppo tardi,Il film vincitore all’ultimo festival di Berlino è il drammatico racconto – che sfiora il melò – di due emarginazioni disperate nell’ambiente dei turchi che vivono in Germania. Lui è un vedovo, non più giovanissimo, che vive come un barbone e che cerca di togliersi la vita andando a schiantarsi con l’auto contro un muro. Lei, giovane anticonformista che ama divertirsi, si taglia le vene perché non sopporta la gabbia di una famiglia tradizionalista. Si incontrano all’ospedale dopo il fallimento dei rispettivi tentativi di suicidio, e lei ha l’insana idea di chiedergli di sposarla, così, solo per sfuggire alla famiglia “bigotta”. Lui non vorrebbe, ma poi accetta. Ne deriva un ménage bislacco, un “matrimonio bianco” senza sesso, almeno tra loro: perché lei quasi ogni sera “rimorchia” ragazzi in locali – fino a mettersi nei guai – e lui si fa “consolare” da una vecchia fiamma. Man mano nasce anche un sentimento d’amore, ma troppo tardi: per difenderla lui finirà in prigione, lei scapperà in Turchia dove rischierà di lasciarci la pelle. Poi avranno un’ultima chance…,Fatih Akin, giovane regista turco che con questo film ha trovato la sua consacrazione internazionale, sceglie toni spenti e tristi nel raccontare lo squallore delle vite di protagonisti e comprimari, tra alcool, droghe, discoteche con corpi che si dimenano furiosamente e momenti di violenza improvvisa (tanto da far pensare, malignamente, che non è poi una così grande idea “imbarcare” i turchi in Europa…). All’interno di una cornice interessante, con un coro che canta canzoni turche per introdurre singoli capitoli, Akin racconta due solitudini che cercano a un certo punto di farsi compagnia, senza avere le forze e l’“educazione” per costruire un futuro insieme. Covando dentro di sé una violenza quasi congenita e disperante, i due cercano utopisticamente un appiglio l’un l’altra, anche quando il destino ha già deciso diversamente: è una sorpresa scoprire che lei alla fine si è “sistemata” (non si vede con chi, ma si intuisce con qualcuno che le vuole davvero bene e che le regala un’insperata stabilità affettiva), non che lei cerchi – quando il marito esce di prigione e vola dalla Germania alla Turchia per cercarla – illogicamente di riaprire una storia impossibile.,Antonio Autieri,