La società della neve racconta la tragica vicenda di un aereo delle linee uruguaiane che, in volo da Montevideo al Cile, il 13 ottobre del 1972 si schiantò sulla cordigliera delle Ande. A bordo, 40 passeggeri – tutti giocatori di una squadra di rugby e alcuni loro parenti e amici – e 5 membri dell’equipaggio. Dopo l’impatto ne rimasero vivi 27; questa è la loro storia di sopravvivenza in uno degli ambienti più ostili e inospitali del pianeta…
Presentato come film di chiusura alla Mostra del Cinema di Venezia e inserito nella cinquina degli Oscar per la Spagna come miglior film internazionale, La società della neve di J.A.Bayona potrebbe rappresentare una credibile insidia per Io capitano agli Oscar. Bayona parte dal libro omonimo di Pablo Vierci per raccontare una storia radicale ed estrema di sopravvivenza con il valore aggiunto di essere una storia vera. Già regista del catastrophic movie The Impossible, Bayona dimostra di avere la tecnica e la bravura per realizzare un film avvincente, spietato e drammaticamente coinvolgente. Il punto centrale del film, e quello più disturbante, è il momento in cui i sopravvissuti, rimasti per giorni senza cibo, per sopravvivere e darsi una speranza, decidono di nutrirsi dei cadaveri del loro amici. Bayona non indugia però sul cannibalismo, non ci mostra scene cruente o rivoltanti; ci descrive bene i dubbi morali di tutti i sopravvissuti prima di prendere questa decisione, che spaccò comunque il gruppo. Il messaggio, cinematograficamente, è comunque molto forte.
Così come grande impatto lo hanno la natura e le Ande con l’altura inaccessibile delle montagne, magnifiche ma inospitali e incombenti. I sopravvissuti, che mano a mano muoiono per gli stenti e le ferite riportate nel disastro aereo, devono difendersi anche da valanghe e tormente di neve che ne fiaccano il fisico. Ci sono scene toccanti, come la disperazione per aver sentito alla radio recuperata in aereo, che le ricerche e i soccorsi erano stati sospesi. La società della neve coinvolge lo spettatore e non gli lascia respiro ma esalta anche la lucida follia degli uomini che messi alle strette sono capaci di imprese impossibili pur di sopravvivere. Come la decisione presa da due superstiti, dopo 70 giorni di agonia, di mettersi in marcia, di scavallare la cordigliera in cerca di aiuto. Dieci giorni di camminata per una speranza. Film consigliato – si trova su Netflix – ma bisogna essere ben predisposti prima della visione.
Stefano Radice
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