La signora Harris va a Parigi  inizia nella Londra del 1957. Ada Harris è una governante, una donna delle pulizie al servizio sia di famiglie benestanti che se ne approfittano della sua generosità che di giovani svampite ed egoiste. Le piace molto cucire e si invaghisce di un bellissimo vestito di Dior visto in una delle abitazioni in cui lavora. Comincia a vagheggiare di andare a Parigi per comprarne uno ma servono 500 sterline. Ada inizia a risparmiare e a raccogliere i soldi per coronare il suo sogno che le ridarebbe uno scopo e la gioia di vivere dopo la morte dell’amatissimo marito. Parte quindi alla volta della capitale francese dove una serie di circostanze la porteranno a fermarsi diversi giorni e a entrare nell’atelier di Dior…

Tratto dal romanzo del 1958 Mrs. Arris Goes to Paris di Paul Gallico è prima di tutto una bella favola diretta da Anthony Fabian, una commedia dei buoni sentimenti in grado di far sentire bene lo spettatore. Si tratta soprattutto di un film che mette al centro il tema dei sogni che ci aiutano ad affrontare la vita quotidiana e quello delle seconde possibilità che la vita può offrire anche a una certa età. La signora Harris va a Parigi  è anche, se non soprattutto, un film sul desiderio delle persone di non essere invisibili e di essere apprezzate per quello che sono, andando oltre alle apparenze. Ada Harris, magnificamente impersonata da Lesley Manville (Il filo nascosto),  è una persona semplice, genuina e generosa. Fa un lavoro umile ma con grandissima dignità insieme alla sua amica Violet (Ellen Thomas). Pur non avendo i poteri magici di Mary Poppins, riesce a cambiare le vite delle persone che incontra. Ci riesce con Natasha (Alba Baptista), una delle modelle di Dior che vorrebbe dedicarsi allo studio della filosofia. Ci riesce con André Fauvel (Lucas Bravo), il contabile di Dior, segretamente innamorato di Natasha e non fallisce neanche con Madame Colbert (Isabelle Huppert, sempre brava), l’arcigna direttrice dell’atelier della celeberrima casa di moda. Durante il suo soggiorno, Ada riesce anche a farsi sostenitrice dei diritti delle lavoratrici e lavoratori di Dior, invisibili come lei, che rischiano il licenziamento. Il film ha un percorso lineare, diviso tra una parte ambientata a Londra e una seconda a Parigi, in cui forse c’ qualche lunghezza di troppo ma Anthony Fabian sa far bene il suo lavoro, senza fronzoli, e raggiunge lo scopo di emozionare il pubblico anche nel 2022 con una storia d’altri tempi e con un finale convincente. La signora Harris va a Parigi è cinema semplice, classico e che sa far sognare (ma solo su grande schermo).

Stefano Radice

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