La signora delle rose racconta di Eve Vernet, una coltivatrice appassionata che si trova, però, in difficoltà economiche. Per evitare il fallimento, accetta di farsi aiutare da un uomo, un ragazzo e una ragazza proposti dai servizi sociali per il reinserimento. Il più in gamba di tutti è Fred, giovane con precedenti penali, cui Eve chiede di darle una mano per rubare una preziosa rosa al rivale. Ma Fred ha anche un gran talento, quello di un olfatto molto sensibile, ideale per i fiori. Riuscirà Eve a riscattarsi e a salvare l’azienda?

Opera seconda di Pierre Pinaud, La signora delle rose è una deliziosa e garbata commedia che parla di bellezza; quella della natura, dei fiori e della cura che richiedono, ma anche della bellezza dei rapporti umani che si possono creare quando meno ce lo si aspetta e che vanno coltivati, che siano rapporti tra genitori e figli, tra amici o collaboratori. È quello che capita a Eve, una bravissima Catherine Frot (La cuoca del presidente), una donna molto rigida, sola, un po’ egoista, che ha sostituito gli affetti di una famiglia («Sono felicemente sola» dichiara) con l’amore per le rose che le ha lasciato in eredità l’amato padre. L’incontro con Fred (il rapper Melan Omerta), Samir (Fatsah Bouyahmed) e Nadège (Marie Petiot) le cambia la vita. Le apre nuove prospettive; soprattutto si lega a Fred di cui scopre il talento e per il quale nutre un affetto quasi materno che pensava di non avere. Sarà lei a incoraggiarlo a coltivare questo suo dono che potrebbe cambiargli la vita.

La signora delle rose,  infatti, è un film sulle seconde possibilità, non solo quella di Fred, Samir e Nadège che possono reinserirsi socialmente e realizzarsi, ma anche quella di Eve che, grazie a loro, vede la vita in un altro modo; se prima quasi non si accorgeva delle persone attorno a lei –  neanche della storica collaboratrice Vera (Olivia Côte) – in un secondo momento impara ad aprirsi agli altri, a farsi aiutare e a condividere le sue conoscenze perché anche così ci si può “arricchire”. Il film di Pinaud, che per atmosfere può ricordare il recente I profumi di Madame Walberg e La parte degli angeli di Ken Loach – è caratterizzato dai molteplici colori delle rose e dalla magia della natura e dei suoi processi che daranno anche loro una seconda possibilità all’azienda di Eve. Un piccolo film che – senza raccontare nulla di nuovo – ha il merito di mettere di buon umore lo spettatore.

Stefano Radice

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