In un piccolo paese della provincia arriva Anna (Marianna Fontana), una ragazza meridionale che cerca lavoro e viene assunta grazie alla fiducia del direttore della biblioteca locale (Lorenzo Gioielli). La donna è da subito scontrosa nel rapporto con chi la circonda, nasconde una storia di dolore che ne segna l’atteggiamento fin nei gesti più quotidiani e di cui veniamo a conoscenza attraverso i flashback che spezzano la narrazione. Ha trascorso gli ultimi anni in carcere, dividendosi tra i colloqui con gli psicologi e la cella per un delitto di quindici anni prima. Ha affogato in mare la sorella maggiore, accecata dall’invidia nei suoi confronti. La sua vita riparte nel piccolo borgo e trova un’ulteriore svolta quando si avvicina timidamente a lei il giovane fabbro del paese, Antonio (Giovanni Anzaldo), nato e cresciuto in quel luogo. Nasce una frequentazione che mette di fronte due solitudini diverse, che tuttavia si comprendono e divengono dolci nello stare insieme, pur se entrambi i giovani sono impauriti dal sentimento inaspettato che li ha colti. La storia d’amore si incrina per l’invidia del direttore della biblioteca, uomo disperato e solo, che dimostra di avere avuto quella cura per Anna solo per il desiderio di possederla. Vista sfuggita la preda, l’uomo rivela a tutti la storia della giovane, che rapidamente si diffonde per tutto il paese. Quei pochi che le avevano dato fiducia le voltano le spalle e anche Antonio, conosciuto il passato di Anna, la evita e torna tristemente alla sua quotidianità. È un dialogo con il padre a rivoltargli il cuore. “Ti devi decidere, o rischi di essere felice, oppure stai tranquillo come dici tu, però scegli”, gli dice serio.Nel mentre il direttore entra forzatamente in casa di Anna e tenta di violentarla, ma poi fugge impaurito. Quando ormai tutto sembra finito e la giovane è ormai pronta a lasciare il paese, Antonio si fa vivo e la ragazza finalmente gli apre il suo cuore.

Nella pellicola i sentimenti si mischiano insieme e tingono le scene di sfumature diverse, l’odio, l’amore, l’invidia, la gioia, la solitudine, diventano protagonisti del dramma di Anna. Bene e male non sono divisi, il dolore che abita il suo cuore, quella sofferenza che grida nell’incomprensione, nello scandalo che non riesce a contenere, risuonano continuamente dentro di lei. Solo alla fine riesce a dire ad Antonio “io sono questo, io ho fatto questo, non ce la faccio più a scappare, ho smesso di giudicarmi”. Tutto va oltre la morale, chi è veramente giusto per scagliare la pietra? Il suo passato non si cancella ed è sempre di fronte ai suoi occhi, eppure è evidente che Anna non vive solo lì, riesce a guardare fuori da sé, nello sguardo di qualcuno che si fida di lei e che in fondo ha già cominciato ad accettarla e perdonarla per quello che è. Nasce una domanda: in fondo anche noi non dobbiamo forse perdonarci a vicenda ogni giorno per quello che siamo, per la nostra piccolezza e miseria? Senza questo perdono cosa sarebbe umano?

Il film è stato presentato in anteprima in alcune carceri italiane, riesce nell’intento di mostrare la possibilità di un’alternativa a una vita che si chiude nel senso di colpa, mantenendo una narrazione lineare e semplice.

Giuseppe Beltrame

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