La notizia della morte di Chadwick Boseman – avvenuta ieri, 28 agosto – ha sorpreso il pubblico e gettato nello sconforto la comunità hollywoodiana. All’attore, che aveva solo 42 anni, era stato diagnosticato 4 anni fa un tumore al colon, ma non ne aveva mai parlato pubblicamente. La sua carriera non ne aveva risentito, anzi: gli ultimi sono stati gli anni della fama e della consacrazione. Il ruolo principale è stato quello del re T’Challa ovvero il super eroe Marvel Black Panther: comparso per la prima volta in Captain America: Civil War (2016) e poi nell’omonimo Black Panther (2018), enorme e sorprendente successo per incassi e premi (7 nomination agli Oscar, tra cui per il miglior film, e 3 premi per costumi, scenografia e colonna sonora). Questione di “Black Power”, per il primo supereroe nero? Di certo il film, come la gran parte dei titoli Marvel, era ben fatto e in grado di essere apprezzato anche da chi non era un fan del genere. Ma Boseman ci portava una carica di energia e novità in più, che facevano ipotizzare una carriera variegata, anche su fronti più drammatici.

Infatti oltre che al supereroe, tornato negli ultimi due capitoli della saga degli Avengers (Avengers: Infinity War del 2018 e Avengers: Endgame del 2019) e previsto anche nel sequel Black Panther 2 (in uscita nel 2022, ci sembra improbabile la sua presenza come parecchi media scrivono oggi), Boseman aveva dato vita ad altri personaggi importanti: dal campione di baseball Jackie Robinson in 42 al cantante James Brown in Get on Up. Recentemente è apparso anche in Da 5 Bloods di Spike Lee, uscito su Netflix.

L’America, come si diceva, lo piange e ne esalta la tempra. Quella di un ragazzone che continuava a lavorare mentre combatteva per la sua salute, «riuscendo a partecipare – scrive la famiglia in una dichiarazione pubblica – a grandi progetti cinematografici tra innumerevoli interventi chirurgici e cicli di chemioterapia». Lo piangono amici e colleghi come l’attrice Brie Larson, protagonista di Captain Marvel, che su Twitter ha raffigurato un cuore spezzato e scritto «non sarai mai dimenticato», o gli attori Dwayne Johnson  («Riposa in pace, grazie per la tua luce e per aver condiviso il tuo talento con il mondo») e Mark Ruffalo, che lo ha definito «un talento immenso». Denzel Washington, suo predecessore decenni fa nell’aprire nuove possibilità a Hollywood per gli attori di colore, rimpiange «un’anima gentile e un artista brillante».