È morto l’8 marzo a Parigi, a 90 anni di età, l’attore svedese Max von Sydow. Protagonista in un centinaio di film, divenne famoso a 28 anni per una delle sue prime interpretazioni: Il settimo sigillo (1957), uno dei capolavori del grande Ingmar Bergman dove interpretava Antonius Block, un cavaliere di ritorno dalle Crociate in Europa dove la peste uccideva tante persone (e ripensare oggi a quel film dà più di un brivido). Ed era proprio la Morte che ingaggiava con lui una celeberrima partita a scacchi da cui dipendeva il suo destino. Un ruolo che anticipò le caratteristiche del suo stile: nobile, ieratico, con una classe che gli poteva far interpretare il buono o il cattivo della situazione con lo stesso carisma.

Con Bergman, che lo definiva il mio Marcello Mastroianni rievocando il rapporto dell’attore italiano con Federico Fellini, lavorò altre 13 volte: tra questi si ricordano le sue prove in Il posto delle fragole (1957), Il volto (1958), La fontana della vergine (1960), Come in uno specchio (1961), Luci d’inverno (1963), L’ora del lupo (1968), Passione (1969). Ma lavorò in tantissimi altri film importanti: si devono citare, tra i tanti, almeno La più grande storia mai raccontata di George Stevens (1965), dove impersonava Gesù, film che ricevette 5 nomination agli Oscar e che si può trovare in questi giorni nel servizio on demand di Sky; L’esorcista di William Friedkin (1973) dove era il memorabile padre Merrin; e poi I tre giorni del Condor di Sydney Pollack (1975); il trittico italiano Cuore di cane di Alberto Lattuada (1976), Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi (1976), Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini (1976), cui seguirono film anche di altri nostri registi ma meno riusciti. Come pure lo ricordiamo in film non eccezionali ma arricchiti dalla sua classe come Flash Gordon (1980), Mai dire mai (1983) o film popolari come Fuga per la vittoria di John Huston (1981) dove interpretava il maggiore nazista. Poi altri film d’autore come La morte in diretta di Bertrand Tavernier (1980), Hannah e le sue sorelle di Woody Allen (1986), Pelle alla conquista del mondo di Bille August che nel 1989 gli fece ottenere la sua prima nomination all’Oscar come miglior attore protagonista; e nel 1992 Con le migliori intenzioni sempre del danese August.

Fu l’attore svedese sicuramente di maggior successo nel mondo, e anche a Hollywood nonostante la sua cittadinanza e residenza francese negli ultimi decenni. Nell’ultimo ventennio di vita e di carriera lavorò soprattutto in America: nel suo curriculum Minority Report di Steven Spielberg (2002), Shutter Island di Martin Scorsese (2010), Molto forte, incredibilmente vicino Stephen Daldry che nel 2012 gli regalò la seconda candidatura all’Oscar, stavolta come miglior attore non protagonista con un’interpretazione muta che solo un grande interprete poteva realizzare. Infine Star Wars: Il risveglio della Forza di J. J. Abrams (2015) e nel 2016 anche la partecipazione alla serie tv Il trono di spade che gli fece ottenere una nomination agli Emmy. In realtà il suo amore fu il teatro: ma al Cinema, cui diede tantissimo e ottenne forse meno di quanto poteva avere, non lo fece mai pesare.

Antonio Autieri

Nella foto: Max von Sydow nei panni del Cavaliere Antonius Block, in Il settimo sigillo di Ingmar Bergman