L’inizio ricorda anche ai distratti che il nuovo film di Pupi Avati è il seguito del suo film più amato dalla critica (e anche dal pubblico, strano a dirsi): “Regalo di Natale”. I protagonisti di quella famosa partita a poker si ritrovano 15 anni dopo. Casualmente (in apparenza) lo sconfitto di quella notte – ovvero Diego Abatantuono, che nel frattempo si è rifatto tanto da essere un ricchissimo proprietario di cinema – trova l’occasione e lo spunto per la vendetta ai danni di chi lo fregò. Solo così potrà scacciare definitivamente i suoi incubi. La partenza è buona, e i personaggi principali – il quintetto di giocatori, tra cui due “avatiani” di lungo corso come Delle Piane e Cavina – mantengono intatte la caratteristiche psicologiche del film precedente. Ma forse alla lunga proprio questo è un primo difetto del film: la “coerenza” eccessiva di uomini cambiati tanto nel fisico quanto pochissimo nelle dinamiche psicologiche ed esistenziali. E poi, se i colpi di scena non mancano neppure in questo sequel, stavolta il tutto suona meno credibile e un po’ falso: le alleanze, le vendette, i tradimenti che si consumano al tavolo da gioco non sono più crudelmente giustificate da una storia amara che straziava lo spettatore (Abatantuono soffriva soprattutto per l’amore perduto, rubato dal vecchio amico che poi lo pugnalava anche al tavolo verde). Pur essendo ancora più “gravi”, i colpi bassi sono invece alquanto gratuiti, e infatti lasciano perplessi e paradossalmente fanno meno male. Il finale si porta con sé troppe domande irrisolte sui motivi delle azioni dei personaggi. E fanno pensare che Avati abbia semplicemente voluto rimettere insieme un gruppo di amici per rivivere i fasti di quella fortunata esperienza cinematografica. Ragione legittima, per carità, ma che non aggiunge nulla al primo episodio. Resta solo la prova da ottimi attori di tutto il “quintetto base” (pessimi invece due innesti, il “chirurgo oncologo” e la sua avvenente fidanzata): soprattutto Abatantuono fa pensare a quante occasioni abbia sprecato cocciutamente nella sua carriera, avendo concesso a pochi registi (uno è ovviamente Avati, che proprio con “Regalo di Natale” lo tirò fuori dal vicolo cieco del personaggio del “terrunciello”) di metterlo a prova in parti drammatiche. ,Molti i nudi, in gran parte femminili e anch’essi gratuiti: quasicché il buon Pupi si sforzasse di essere “alla moda”.,