La legge del mercato (La loi du marché)
Francia 2015 – 92′
Genere: Drammatico
Regia di: Stéphane Brizé
Cast principale: Vincet Lindon, Matthieu Schaller, Yves Ory
Tematiche: lavoro, disoccupazione, famiglia, disabilità
Target: sopra i 14 anni

Un padre di famiglia cerca disperatamente di trovare un nuovo posto di lavoro.

Recensione

Dramma sulla crisi economica, molto amaro e realistico, con al centro la figura di Thierry (il solito grande Vincent Lindon) che la macchina da presa segue, con uno stile secco e senza fronzoli, in una dolente e paziente ricerca del posto di lavoro. Dapprima in un grigio ufficio di collocamento, poi nella sfiancante attesa di essere ricontattati dopo tanti colloqui (anche via skype) dove a contare è spesso più l’età che l’esperienza. E di anni Thierry ne ha 51 e deve pure mantenere una moglie e un figlio disabile. A costo di qualche salto narrativo e qualche semplificazione, il film di Stéphane Brizé colpisce per il realismo psicologico con cui si disegna il personaggio di Thierry, un uomo qualunque che cerca di reagire a una crisi che non sembra mai aver fine, rimboccandosi le maniche, accettando il compromesso, a differenza di tanti colleghi ancora sul piede di guerra dopo un licenziamento ingiusto, e accettando anche compensi e mansioni umili, pur di portare a casa di che vivere.
Film doloroso e angosciante che calca il sentiero di tanti altri film francesi usciti negli ultimi anni sul tema del lavoro o, meglio, della sua assenza. Come non ricordare, per esempio, il durissimo A tempo pieno di Laurent Cantet, in cui un manager nascondeva alla moglie la perdita del lavoro?. Qui non si nasconde nulla, anzi. Si è insieme alla moglie per affrontare la tempesta, per un figlio che nonostante i problemi fisici, vuole studiare ingegneria e portare a casa un buon ultimo anno di liceo; si è insieme nel tentativo di vendita di una modesta casa al mare e si è anche insieme la sera, a fare un po’ di conti con l’ennesima giornata difficile. Brizé, che chiude il racconto in un modo sin troppo brutale, costruisce un film interessante tutto cucito intorno alla figura di grande umanità e di grande dignità di un padre che sacrifica passioni e vita sociale per prendersi un lavoro umilissimo che svolge con attenzione e scrupolo. Senza mai un lamento, senza mai un accesso d’ira (anche se il fantasma della depressione è sempre in agguato) fino a un finale in cui gli effetti della crisi incideranno ancora con più forza. Film di macerie e di sconfitte, meno riuscito nel raccontare personaggi e storie secondarie, efficacissimo nel presentare la figura di un uomo, anzi di un padre, che tiene faticosamente dritta la barra di comando della nave. Fino alla fine, fino all’ondata più grande.

Simone Fortunato