Solido thriller d’inchiesta diretto da un regista che si è fatto le ossa in televisione con la celebre Homeland, una serie tutta giocata sul ruolo controverso della CIA nei rapporti internazionali. La storia prende le mosse da una vicenda vera: quella del giornalista Gary Webb del piccolo San José Mercury News e della sua inchiesta, “Dark Alliance”, con cui metteva in luce i rapporti pericolosamente troppo vicina tra la CIA statunitense e i Contras nel contesto del conflitto in Nicaragua negli anni 80. Il tutto, mentre da Reagan in poi, la politica statunitense dichiarava guerra aperta ai narcotrafficanti che smerciavano eroina, cocaina e crack sul suolo americano.
Film complesso che mette in campo tante questioni: dalla politica internazionale al ruolo attivo della CIA di quegli anni negli affari del Nicaragua e degli Stati centroamericani fino al ruolo importante del giornalista come vero e proprio detective della verità. Michael Questa, che si basa sui lavori dello stesso Webb, gira un film rigoroso e antispettacolare: costruisce un bel protagonista, aiutato anche dalla performance notevole di Jeremy Renner, lontanissimo dai ruoli da macho o supereroe. Il suo Webb è un uomo serio e scrupoloso sul lavoro, specie nella verifica delle fonti, così importanti in un’inchiesta giornalistica di portata internazionale ma al tempo stesso uomo fragile e praticamente abbandonato da tutti quando l’inchiesta sarà pubblicata e avrà un riscontro anche sui media nazionali. La macchina del fango lavorerà senza posa: dapprima isolando il giornalista nel contesto lavorativo e poi colpendo laddove fa più male, negli affetti privati.
Piuttosto lineare nella narrazione che comunque riserva diversi colpi di scena, La regola del gioco (che titolo banale e inflazionato: l’originale è Kill The Messenger) ha tanti pregi. Come la capacità di gettare luce su una vicenda complicata come la politica statunitense negli Stati centroamericani senza banalizzazione o faziosità, anzi raccontando con chiarezza i fatti che portarono a dubitare sulla gestione spericolata della politica estera da parte della Cia di quegli anni. Ma anche la riflessione sul ruolo dei media e dell’opinione pubblica: spesso connivente con il Potere; a volte, come in questo caso, pungolo sferzante con l’obiettivo della Verità e del Bene comune.

Simone Fortunato