Ennesimo adattamento dal principe del noir contemporaneo James Ellroy, “La notte non aspetta” è un film molto violento e cupo, duro sia per il linguaggio usato sia per la crudezza di non poche scene. Il modello stilistico e contenutistico è l’inarrivabile “L.A Confidential”, romanticismo puro e violento reso per il grande schermo da Curtis Hanson. Qui invece la regia tarantolata di Ayer (“Harsh Times –I giorni dell’odio”) sceglie di assecondare più l’azione che il romanticismo dei personaggi “neri” di Ellroy. Ne viene fuori un ibrido, ricco di sequenze e situazioni già viste, proprio in “L.A Confidential”, ma anche di molte altre narrazioni di Ellroy: la corruzione della polizia; la “squadra” nella squadra; il poliziotto con problemi in famiglia. L’azione non manca anche se Ayer eccede in virtuosismi (ralenti eccessivi) che potevano essere evitati: a mancare è semmai una certa dose di imprevedibilità e di verosimiglianza. Appare ad esempio molto strumentale ma poco incisivo il rapporto tra i due poliziotti a caccia degli assassini del sergente Washington (che cosa spinge in particolar modo l’agente Disco a divenire sodale di Keanu Reeves-Tom Ludlow). Mal sviluppati anche i rapporti con il gentil sesso, elemento che non dovrebbe mai mancare in un noir dignitoso e che qui è limitato al racconto superficiale e per nulla coinvolgente del protagonista con un’infermiera. E poi, il cast: sulla carta molto interessante, che coinvolge attori navigati come Keanu Reeves e Forest Whitaker accanto al Dr House – Hugh Laurie e al giovane Chris Evan eppure, al di là proprio dei limiti di messa in scena e di sceneggiatura, clamorosamente fuori fuoco. Soprattutto la prova dell’imbolsito Reevs appare lontanissima dalla fisicità straripante dell’omologo Russell Crowe-Bud White di “L.A. Confidential”, così come l’interpretazione di Whitaker è troppo sopra le righe, addirittura patetica in un finale deludente e che pare la brutta copia del capolavoro di Curtis Hanson del 1997.,Simone Fortunato