Ne La natura dell’amore, Sophie e Xavier sono una coppia rodata da anni. Sono professori universitari; tra loro c’è affinità intellettuale ma con il tempo è scomparso il desiderio sessuale. Quando Sophie conosce Sylvain, il tuttofare che le sta ristrutturando la casa in campagna, si sente profondamente attratta da lui. I sensi si risvegliano, e così anche la libido. I due avviano una relazione molto coinvolgente che porta Sophie a lasciare il compagno. Ma questa unione potrà durare?
La natura dell’amore, diretto dalla regista canadese Monia Chokri (già collaboratrice e attrice per Xavier Dolan), prova a rispondere all’eterna domanda: che cos’è veramente l’amore? Il punto centrale della storia è quello di Sophie, la sua insoddisfazione per una relazione che ormai non la coinvolge più con il compagno Xavier (Francis-William Réhaume) e il suo desiderio, che esplode improvvisamente, per qualcosa di diverso. La dimensione sessuale del rapporto sembra quello che manca soprattutto alla protagonista; una storia che le faccia perdere la testa, che la liberi e che la risvegli. Sophie, ben impersonata da Magalie Lépine Blondeau, e Sylvain (Pierre-Yves Cardinal), sono agli antipodi, sono diversissimi ma la loro unione sembra funzionare. Alla regista interessa soprattutto seguire Sophie nei suoi movimenti, nelle sue aspettative, nei suoi desideri, nelle sue ambizioni e anche nei suoi dubbi. Perché quello che sembra funzionare perfettamente, l’unione con Sylvain, lentamente e impercettibilmente inizia a incrinarsi. Lo vediamo nelle cene in cui Sophie invita il compagno con i suoi amici, o nella completa estraneità di lei rispetto alla famiglia di lui. Si ha l’impressione che a un certo punto ciò che sembra solido, inizi a incrinarsi. E quando Sylvain compie un gesto forse per lui irrituale ma molto tradizionale, chiede a Sophie di sposarlo, il film vive un’ulteriore svolta (no spoiler)…
Monia Chokri dimostra una certa abilità registica e si affida molto alla bravura della protagonista. Gli ambienti, soprattutto quelli borghesi frequentati da Sophie, sono ben descritti. Quello che manca è una maggior attenzione alle figure maschili, in particolare quella di Xavier un po’ troppo macchiettistica e subito scivolata fuori dalla storia. La natura dell’amore è un film “femminista” più che dignitoso ma non sappiamo se lascerà il segno soprattutto in chi, tra gli spettatori, vorrebbe avere una risposta definitiva sulla vera natura dell’amore.
Stefano Radice
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