Lo spunto non è male (vi ricordate Scrivimi una canzone, con Hugh Grant?) specie se si hanno in mente i revival della musica italiana tra i russi che continuano a considerare Albano e Romina, Pupo e Toto Cutugno il meglio della melodia nostrana.

Ne La mia banda suona il pop, Olga (Natasha Stefanenko), assistente dell’oligarca Dimitri Ivanov, propone a Franco Masiero, manager ormai senza più artisti, di riunire i Popcorn (una specie di Ricchi e Poveri con un paio di successi alle spalle) per un’unica data nel palazzo di Ivanov a San Pietroburgo per festeggiarne i compleanno.

Peccato che i quattro, nonostante le loro orecchiabili hit “Tremendamente tu” e “Semplicemente complicata” (scritte per il film da Bruno Zambrini, autore anche per Gianni Morandi e Patty Pravo) non si rivolgano più la parola da decenni: il capelluto personaggio di De Sica viene scartato anche dal reality “L’isola delle meteore” e canta per debiti alle feste di camorristi, quello di Paolo Rossi suona per strada, Massimo Ghini fa il commesso nella ferramenta della moglie e Angela Finocchiaro, che dovrebbe animare le trasmissioni tv, è perennemente ubriaca. L’unica cosa che li può rimettere insieme è la promessa di guadagnare i soldi del ricco ingaggio; e quando Franco scopre che Olga in realtà vuole usarli come copertura per rapinare il caveau di Ivanov, l’idea di impadronirsi del bottino si fa ancora più allettante.

Peccato che lo spunto si esaurisca presto, e le gag si affloscino in una sceneggiatura che non sa che pesci pigliare. La povertà dei dialoghi, il cui punto di forza è quasi sempre la battutaccia volgare, non aiuta certo l’espressione degli attori, che potrebbero sicuramente fare di meglio, ma sono costretti a un repertorio di smorfie e mossette (Paolo Rossi particolarmente imbarazzante) che supplisca a una scrittura poverissima. Anche costumi e scenografie sono poco oltre la recita scolastica e di certo non basta piazzare una DeLorean da Ritorno al futuro per risollevare le sorti di un film destinato a essere dimenticato quanto prima.

Beppe Musicco