La memoria dell’assassino inizia con il killer John “Aristotile” Knox (Michael Keaton) nella sua auto, mentre guida nella notte. Knox vive da solo, interagendo solo con altri membri della sua azienda criminale e con Annie (Joanna Kulig), la prostituta polacca che viene a trovarlo una volta alla settimana. Svolge ogni suo lavoro con fredda precisione e nasconde i soldi che guadagna con la massima cura. È il ruolo perfetto per Keaton, dato il suo mix di intensità e fascino anticonformista, e trae vantaggio dal fatto che – essendo anche regista – tiene per sé le battute più incisive. Quando il partner di Knox (Ray McKinnon) gli chiede perché non è interessato a scoprire nulla sulla persona che stanno per uccidere, lui risponde semplicemente: «Perché tra 10 minuti non sarà più nessuno».

Knox (come molti altri protagonisti di film polizieschi dal taglio “esistenzialista”) ha un approccio quasi ascetico alla vita, e questo è ciò che lo rende così bravo nel suo lavoro, finché la sua esistenza ordinata non viene sconvolta da un paio di colpi devastanti che arrivano in rapida successione. Il primo arriva da una visita dal neurologo dove Knox scopre di avere la malattia di Creutzfeldt-Jakob, una rara forma di demenza in rapida progressione. E proprio mentre sta cercando di capire come trascorrere le sue ultime settimane di lucidità mentale, suo figlio Miles (James Marsden) si presenta alla sua porta, in preda al panico e coperto di sangue, con un problema che solo Knox e le sue competenze possono risolvere. A questo punto il film diventa una corsa contro il tempo, mentre Knox mette insieme un elaborato piano per salvare suo figlio, scarabocchiando ogni fase su un quaderno per superare le lacune sempre più ampie nella sua memoria. Allo stesso tempo, una detective di nome Emily Ikari (Suzy Nakamura) gli è alle calcagna e minaccia di raggiungerlo prima ancora che lo faccia la malattia.

Sebbene non minacci mai di raggiungere la freddezza visiva dei polizieschi di Michael Mann o Jean-Pierre Melville, La memoria dell’assassino è un thriller diretto da Keaton in modo efficiente. Il ritmo fluido rende il film molto più snello dei suoi 114 minuti di durata, e c’è una qualità avvincente nel modo metodico in cui Knox porta a termine il suo piano. Anche il piano che escogita per salvare suo figlio si rivela genuinamente intelligente. Durante tutto il film, ci vengono raccontate molte cose interessanti su Knox (è un lettore avido, un ex soldato e ha ben due dottorati di ricerca), ma non abbiamo mai molte informazioni su chi sia o perché abbia rinunciato alla sua comoda vita civile per diventare un killer su commissione (e non è facile entrare davvero in sintonia con la tragedia di guardare una persona perdersi quando non abbiamo un vero senso di chi fosse originariamente). Potremmo dire che il film è un po’ troppo preoccupato di mantenere Knox simpatico: la sua ex moglie Ruby (Marcia Gay Harden) lo guarda ancora con amore, e il figlio ammette che ai suoi tempi era un bravo padre. La sua mente potrebbe tradirlo, ma l’anima di Knox sembra stranamente non torturata dai suoi anni di omicidi su commissione e il film non sembra nemmeno provare alcun tipo di sentimento particolare al riguardo. Così, La memoria dell’assassino procede costantemente verso una sorta di redenzione personale e una riconciliazione familiare, lasciando però cadere ogni opportunità per un giudizio morale.

Beppe Musicco

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