Boston, epoca del proibizionismo. L’ex soldato della Prima Guerra Mondiale Joe Coughlin (Ben Affleck) torna a casa traumatizzato dopo il conflitto. Tutti i valori in cui credeva, sono stati spazzati via. Per questo, malgrado sia il figlio del capo della polizia (Brendan Gleeson), vive di piccole rapine. Mentre infuria lo scontro tra mafia irlandese e italiana, è molto attento a non farsi coinvolgere negli affari dell’una e dell’altra, ma commette due errori: si innamora – ricambiato – di Emma (interpretata da Sienna Miller), amante del boss irlandese Albert White (Robert Glenister); inoltre, durante un colpo in banca provoca la morte di alcuni poliziotti. Scatta quindi la doppia vendetta: White lo fa quasi ammazzare di botte e finisce in carcere per la rapina commessa. Grazie al padre se la cava con soli tre anni in prigione. Bramoso di vendetta, si arruola tra i gangster italiani guidati da Maso Pescatore (interpretato da Remo Girone) che lo manda a gestire il traffico di rum cubano in Florida, dove si innamora e si sposa con la bella Graciela (Zoe Saldana), sorella del boss cubano del rum, e dove fa la conoscenza del poliziotto locale Figgis (Chris Cooper) e della figlia Loretta (Elle Fanning).

Ben Affleck, regista di apprezzati film quali Gone Baby Gone, The Town, e, soprattutto, Argo (che gli è valso l’Oscar), stavolta non si ripete sugli stessi livelli. Regista, attore e sceneggiatore (e anche produttore insieme a Leonardo DiCaprio), Affleck con La legge della notte – tratto dall’omonimo romanzo di David Lehane: scrittore molto “cinematografico, oltre a questo e Gone baby Gone, sono tratti da sue opere anche Mystic River, Shutter Island e Chi è senza colpa – ha voluto misurarsi con il genere gangster movie avendo bene in mente altissimi modelli come quelli rappresentati da Martin Scorsese, Francis Ford Coppola o Michael Mann. Ma il suo quarto film ha il freno a mano tirato. Intendiamoci, non mancano scene crude e action ma è molto presente anche un aspetto melò che fa da contraltare e diluisce di molto la tensione della trama. La parte ambientata a Boston è la più noir, mentre quella in Florida è più patinata e sentimentale. Affleck costruisce per sé il personaggio del protagonista, Joe Coughlin, che si definisce fuorilegge ma non gangster e che è sempre combattuto tra il bene e il male; tra il desiderio di crearsi una famiglia e quello di eliminare chi ostacola i suoi progetti illegali. Subisce il fascino delle donne, prima di Emma, poi di Graciela e, a suo modo, anche di Loretta. Su tutto, poi, c’è una recitazione troppo monocorde dello stesso Affleck, lontano da altre sue interpretazioni più convincenti.

La legge della notte regala anche bei momenti, come i colpi e gli inseguimenti a Boston nella prima parte o la resa dei conti finale con Maso Pescatore (e nella parte Remo Girone se la cava discretamente). Il personaggio più interessante, a nostro avviso, è quello di Elle Fanning: una giovane ragazza con il sogno di diventare star a Hollywood, che finisce per fare la prostituta e, una volta liberata, torna in Florida a fare la predicatrice contro i vizi degli uomini; con lei Joe ha un confronto sentito e sincero. Peccato, però, che abbia un ruolo poco sviluppato. Affleck è stato comunque coraggioso a realizzare un film completamente diverso dalle sue precedenti regie. E, pur non completamente riuscito, è comunque un film rispettoso del genere e della sua storia.

Stefano Radice