Film difficile e incerto ma coraggioso, su un tema delicato e raramente affrontato al cinema: l’affido temporaneo di un ragazzino con alle spalle una storia di violenza, una vera e propria guerra, dove, come recita la voce fuori campo del bambino protagonista, «i bambini sono sempre lì, in prima linea». La trafila burocratica, dolorosi colloqui con assistenti sociali, un compagno fragile che non accetta l’intromissione nella propria vita del ragazzino. Per Giulia (Valeria Golino) tutto è difficile. Difficile perché Mario, il ragazzino, è un figlio ribelle, che scappa in continuazione, comincia a frequentare cattive compagnie e soprattutto non parla. Fatica a comunicare con lei ed è una pietra tombale con il compagno. Insomma, è dura crescere una ragazzino non tuo, soprattutto se sei dai sola come lo è Giulia, abbandonata prima dal compagno – che, al contrario di lei, usa solo la ragione e non il cuore – e non accompagnata da una madre poco presente. L’accoglienza è dura da portare nella solitudine e non può essere un semplice riempitivo: si spiegano così le fragilità di un madre affettuosa e ansiosa, ma che non sa mai dire di no al bambino, convinta come a un certo punto spiega all’assistente sociale, che Mario «sia libero di scegliere quello che vuole», e aggiungendo che il bambino «non ha bisogno di essere educato ma di essere accolto». Un’ingenuità che la donna pagherà cara.

Il film di Antonio Capuano oscilla, con sincera incertezza, tra la simpatia per l’anarchia affettuosa di Giulia e il riconoscimento che queste buone intenzioni non bastino. E se a lungo le assistenti sociali fanno la (ingiusta) parte di chi si ostina a portare le regioni della legge e delle regole contro quelle del cuore, alla lunga non si può che, dolorosamente, ammettere che il cuore da solo non basti; e che le assistenti sociali sono in fondo l’unica vera e ragionevole compagnia alla donna. Perché dagli altri non viene alcun aiuto a Giulia (che Valeria Golino rende in mondo straordinario: meritatissimo il David di Donatello per la sua prova) per superare una prova difficile, che se si è lasciati soli diventa impossibile.

Antonio Autieri