A quasi vent’anni di distanza da “Notte italiana”, Carlo Mazzacurati ritrova quella vena felice (già apprezzata anche in “Vesna va veloce” e “Il toro”), quello sguardo acuto e un po’ sornione sulla provincia, e quella veneta in particolare, che ben conosce per essere la sua terra. All’apparenza il paese descritto nel film è uguale a tanti altri: l’argine del fiume a sovrastare le case, la tranquillità quotidiana, i suoi abitanti che ormai sono un mescolio di razze: il tabaccaio cui piace esagerare, a partire dalla moglie rumena che si è scelto su internet, il meccanico tunisino, il tecnico dei telefoni, il rottamaio silenzioso che gira con l’Ape, la vecchia maestra uscita di senno, il giovane che vorrebbe fare il giornalista e riesce a impressionare favorevolmente il burbero capocronaca del giornale locale. Poi arriva da fuori la giovane supplente della scuola elementare, e la sua presenza non può che turbare i cuori di molti. E quando verrà commesso un delitto, Giovanni non riuscirà più a mantenere “la giusta distanza” che il suo maestro di giornalismo gli aveva raccomandato, per poter raccontare e giudicare. ,Mazzacurati non sarà così maestro nel padroneggiare un thriller, come molti hanno fatto notare, ma non è questa la cosa più importante. È quell’affetto per quelle facce e per i luoghi, quella compassione per la vita della gente, comune e speciale al tempo stesso, per le tante individualità differenti e preziose. Mazzacurati ce ne mostra l’esistenza, nel bene e nel male, nell’umanità di giovani e anziani, italiani o extracomunitari. Perché anche a Concadalbero, alla foce del Po, c’è gente speciale.,Beppe Musicco