Thriller mediocre di bassa fattura e poche idee. Diretto da Mabrouk El Mechri, il regista francese di origine tunisina del curioso JCVD – Nessuna verità (un film del 2008 in cui Jean-Claude Van Damme – da qui il titolo – nei panni di se stesso finiva tra gli ostaggi presi da alcuni banditi), è un film che sconta una pessima sceneggiatura che ricicla molti luoghi comuni del genere, dalla valigetta al ruolo dei servizi segreti fino al tema dell'identità, espressi meglio in ben altri film, Ronin di Frankenheimer in testa. L'incipit è promettente e ricorda un grande thriller degli anni 80, l'indimenticato Frantic di Roman Polanski. Giunto in Spagna a trovare la famiglia in vacanza, il giovane Will (il poco carismatico Henry Cavill) si ritrova dopo la famiglia rapita da misteriosi individui, forse terroristi, in un paese straniero di cui non conosce lingua e leggi. Soprattutto, senza l'aiuto delle forze dell'ordine che sono pronti ad addossargli ogni colpa. Inizio non malvagio con un uso intelligente della suspense (carina la sequenza col motoscafo che porta al rapimento della famiglia). Il resto, eccezion fatta per Sigourney Weaver tostissima e credibile, il film inanella una serie di banalità. Troppe le inverosimiglianze nella narrazione (su tutte il rapporto con la bella Lucia interpretata da Véronica Echegui), bassissimo il livello di caratterizzazione nel campo dei cattivi e anche nel campo dei buoni: gli aiutanti della coppia Will/Lucia sono davvero poca cosa in termini di psicologia e di efficacia narrativa. Lo spazio che da metà film in avanti concede El Mechri è tutto all'azione, concitata, non disprezzabile in sé come nelle sequenze degli inseguimenti, in più di un momento però confusionaria. E che comunque non serve a tappare i troppi buchi narrativi e a sviare l'attenzione da alcune scelte di sceneggiature altamente discutibili, come quella di rinunciare dopo pochi minuti al carisma e alla forza scenica di un attore come Willis. Le svolte sono deboli e anche l'ambiguità di un personaggio forte come quello della Weaver viene liquidato in poche battute. Regia altalenante: efficace quando si tratta di sparare e di correre, ma quando la scena richiede maggiore complessità – tipo quella del blitz architettato da Roschdy Zem (bravo, faccia perfetta) e compagni – il tasso di spettacolarità scende paurosamente.,Simone Fortunato