La folle vita ha per protagonisti Alex e Noémi, due trentacinquenni alla ricerca di un figlio. Nella loro vita irrompe, però, la malattia di Suzanne – la madre di Alex – affetta da demenza semantica. La donna, con i suoi comportamenti sempre più incontrollabili, finisce per il condizionare la vita dei due giovani, mettendoli di fronte a una prova non facile da affrontare…

La coppia di registi belgi Raphael Balboni e Ann Sirot, ne La folle vita, ha portato sullo schermo la rielaborazione di una esperienza che li ha visti coinvolti. Il punto centrale del film è la malattia mentale e come il suo degenerare possa impattare sulla vita quotidiana delle persone, in questo caso una coppia di giovani che si amano e con il sogno di un figlio; soprattutto Noèmi (Lucie Delbay), mentre Alex (Jean Le Peltier) sembra più perplesso. La patologia di cui soffre Suzanne (Jo Deseure) è la demenza semantica, una forma di malattia neurodegenerativa che colpisce il linguaggio e via via incide irreversibilmente sui comportamenti.  La folle vita inizia con i toni della commedia, anche perché le modalità di Suzanne, nei primi stadi della malattia, sono bizzarri e anche divertenti; si sorride, ma è sempre un sorriso amaro, quando prova in ogni modo a tornare in possesso della sua auto o quando, nel suo vagare notturno, entra in casa dei vicini a magiare pane e marmellata. Via via, però, il racconto si fa sempre più serio, con la malattia che non lascia scampo e sgretola la vita di una donna di successo, una gallerista appassionata di arte moderna. Alex e Noémi si trovano coinvolti in qualcosa di più grande di loro, con il primo che sceglie di accudire direttamente la madre con l’aiuto del bravissimo badante metallaro Kevin (Gilles Remiche) mentre Noémi deve vedere allontanarsi e forse sfumare il suo desiderio di maternità.

Il film descrive molto bene come queste forme di malattia – ma in generale tutti i problemi seri di salute – lentamente occupino le vite non solo dei pazienti ma anche delle persone che stanno loro vicine. La folle vita è una storia di amore e sofferenza, quella di Suzanne ovviamente ma anche quella di Alex per la madre e di Noémi che è encomiabile nel modo in cui assiste la suocera ma che ha la forza di tenere il punto sui suoi legittimi e insopprimibili desideri di vita di coppia. Il film ci dice anche che i sogni, se possibile, non dovrebbero essere mai abbandonati neanche di fronte a enormi difficoltà. C’è una scena emblematica nel film, quando tutti i protagonisti sono sferzati da un forte vento:  un vento di libertà e speranza? O forse, semplicemente, un vento che simboleggia la forza e la follia della vita?

Il film di Raphael Balboni e Ann Sirot è molto scritto e parlato, sorretto da una sceneggiatura non banale anche se a tratti troppo verbosa e da una recitazione all’altezza da parte di tutti gli attori, soprattutto Jo Deseure. Colpiscono alcune scelte scenografiche, come quelle di vestire Alex, Noémi e Suzanne allo stesso modo e in abbinata con i colori delle pareti, ogni volta che si trovano a discutere tra loro o di fronte a terzi (come si vede anche dalla foto). La folle vita è un piccolo film che tratta un tema già visto tante volte al cinema – basti ricordare il recente The Father – ma che riesce comunque a colpire lo spettatore e che in Belgio ha vinto tutti i premi possibili.

Stefano Radice

Clicca qui per rimanere aggiornato su tutte le uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del Cinema