Leonzio, Re degli orsi che vivono sulle montagne, guida il suo popolo verso il mondo degli uomini nella speranza di ritrovare Tonio, il figlio scomparso. Grazie ai valorosi compagni e all’aiuto di un mago, Leonzio riesce ad affrontare il malvagio Granduca e a riabbracciare Tonio. Ma, dopo tante peripezie, gli orsi devono ancora fare i conti con le comodità e le lusinghe che la vita umana può offrire. A raccontare la storia sono due cantastorie, Gideone e Almerina: un padre e una figlia che viaggiano di città in città finché non si trovano a dover intrattenere, durante una sosta in una caverna, un orso anziano e misterioso.

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, con regia e direzione artistica di Lorenzo Mattotti, illustratore che vive e lavora in Francia, porta sul grande schermo la favola moderna scritta da Dino Buzzati nel 1945. La tecnica di animazione è un omaggio alla sua opera, la Sicilia del film viene rappresentata come surreale e fuori dal tempo proprio come nelle illustrazioni dell’autore: la pelliccia degli orsi è levigata e tutt’altro che irsuta; montagne, caverne e boschi di conifere diventano cattedrali naturali, asciutte ed essenziali. Ciò nonostante, un legame con il territorio è ben presente nei costumi, nelle musiche – a cura del compositore francese René Aubry, ma danze e tarantelle non mancano – e specialmente nella parlata siciliana: se Toni Servillo presta la voce al Re degli orsi, ritroviamo invece Andrea Camilleri nella parte dell’orso misterioso che ascolta e completa la fiaba dei viandanti; un regalo ora particolarmente prezioso. Ma ci sono anche, tra i doppiatori italiani (la versione originale di questa coproduzione è francese), Antonio Albanese e Corrado Guzzanti che danno comicità ai loro personaggi, Linda Caridi, Roberto Ciufoli e Corrado Invernizzi.

La cornice dei cantastorie e della caverna, colorita e vivace, è un’innovazione alla storia di Buzzati: grazie al filo conduttore dei due narratori siciliani, padre e figlia, la storia raccontata diventa ancora più animata e unitaria. Il pubblico, quasi preso per mano, può trovare momenti di pause narrative, come se stesse assistendo dal vivo, insieme all’orso anziano, a uno spettacolo dei pupi. Nuovo è anche l’approfondimento del rapporto tra il re e il figlio Leonzio e il legame di quest’ultimo con il mondo umano, grazie all’aggiunta del personaggio femminile di Almerina. Adattare il racconto di Buzzati al grande schermo non era impresa facile: tanti erano i personaggi che andavano e venivano e tante le ellissi, come nella tradizione dei racconti orali. I cambiamenti e le aggiunte, però, sembrano riuscire a “tradire” felicemente la storia originale. Anche l’animazione, pur essendo rispettosa dell’opera di Buzzati, ha una sua personalità: di Mattotti, ad esempio, era il manifesto della 75ma Mostra del cinema di Venezia, con tratti molto simili. Certo, il disegno metafisico e il sapore antico della fiaba – che comunque si rivolge correttamente ai bambini – rischiano di rivolgersi in prima battuta a un pubblico più raffinato.

Roberta Breda