Una pellicola che ha la sua forza più che nella drammaturgia, per il vero un po’ latitante, nella gastronomia, quella sì eccellente, che rispedisce il publico a casa forse un po’ annoiato, ma di sicuro con l’acquolina in bocca, dopo essersi visti passare sotto gli occhi i pezzi migliori della cucina casalinga di una volta.,E sì, perché Hortense arriva all’Eliseo nel 1988 su richiesta esplicita dell’anziano presidente Mitterand (interpretato – altra nota di sublime snobismo francese – in modo un po’ legnoso dal non attore Jean d’Ormesson, scrittore e accademico francese), che per la sua tavola personale di tutti i giorni vuole ritrovare i sapori della cucina della sua nonna. ,L’arrivo dell’outsider Hortense, che ha innanzitutto il difetto di essere donna, e pure piacente, in un ambiente totalmente maschile (sono gli anni 80, ancora lontani i tempi delle chef star della televisione e delle prime stelle sulle guide alle cuoche donne), scatena ovviamente gelosie e rancori così la titolare della cucina personale si trova subito impegnata in una guerra all’apparenza impari con il titolare della cucina centrale e la sua numerosa brigata.,Hortense, però, ha il suo bel carattere e tira dritto senza guardare in faccia a nessuno, si tratti di uno chef permaloso, del responsabile degli approvvigionamenti, delle guardie dell’Eliseo o dello stesso Presidente.,Il quale non disdegna di trattenersi con lei ben oltre quanto prevede il protocollo per amene discussioni sulle qualità letterarie dei libri di ricette di una volta (che per identificare le regioni di provenienza degli alimenti usavano i nomi dei letterati e riempivano le ricette di aggettivi degni dell’Ancient Régime), o per farsi preparare una tartina al tartufo fuori orario di lavoro.,Inutile dire che nella Francia un po’ maschilista dell’epoca, che nonostante i suoi credo repubblicani sembra non aver perso del tutto il gusto per la grandeur in stile Luigi XIV, l’unico rapporto immaginabile tra il presidente e la cuoca è quello di una relazione equivoca (del resto Mitterand su questo settore aveva abbondantemente dato prova di sé, tanto che quando viene evocato un pranzo di famiglia viene da chiedersi se si tratti di quella ufficiale o quella irregolare).,Affaticata dalle continue lotte per ottenere un fornitore di suo gusto o un posto nel frigorifero centrale, e ulteriormente ostacolata dal regime dietetico che viene imposto al Presidente da medico e dietologo (si può immaginare gli effetti su una cucina che è un trionfo di burro e grassi animali), a un certo punto Hortense getterà la spugna e dirà addio alla sua bellissima e faticosa avventura.,La ritrova dall’altra parte del mondo una giornalista australiana, a fare da cuoca in una base scientifica francese nel mare antartico. Anche lì Hortense si è portata dietro il suo stile inconfondibile, il suo cattivo carattere e, per fortuna degli increduli scienziati, anche i suoi tartufi.,La cuoca del presidente più che un film (da questo punto di vista anche piuttosto noiosetto) è un’esperienza propedeutica ad un viaggio gastronomico o a un corso di cucina francese. Astenersi gente a dieta o allergica all’autocompiacimento transalpino e ai suoi riti.,Laura Cotta Ramosino,