Interessante prequel del leggendario La cosa firmato da John Carpenter nel 1982, a sua volta remake riuscito di un grande film degli anni 50 diretto per gran parte da Howard Hawks (però non accreditato), La “Cosa” da un altro mondo. Per accostarsi al film di Carpenter il regista esordiente Matthijs Van Heijningen Jr., di concerto con lo sceneggiatore Eric Heisserer, specialista in remake (è suo lo script del mediocre Nightmare) decide di fare un passo indietro. Non un remake puro del fantahorror interpretato da Kurt Russel ma il racconto di quello che era avvenuto invece nella base norvegese. Gli appassionati del cinema di Carpenter si ricorderanno infatti che il film prendeva le mosse proprio da un husky braccato da due norvegesi, gli ultimi sopravvissuti di una strage provocata proprio dalla “Cosa”, una creature extraterrestre che può prendere le sembianze più diverse. Van Heijningen Jr. ambienta il suo film nella base norvegese e, saccheggiando ampiamente dal film di Carpenter (ci sono addirittura movimenti di macchina identici), riesce a regalare qualche emozione. Se infatti gli effetti speciali non sono irresistibili e quando entra in scena la Cosa si rimpiange il film di trent'anni fa, il cast, un mix di attori scandinavi e americani, ha le facce giuste. In particolare funzionano sia Mary Elizabeth Winstead, nei panni di una giovane ricercatrice, l'unica donna di un cast che nell'originale era composto di soli uomini, e il tosto Joel Edgerton che riesce un po', anche fisicamente, ad assomigliare al grande Kurt Russel. Per il resto, ampio uso della computer grafica sia nella realizzazione del mostro che nella creazione dei fondali e numerosissime citazioni da Alien e Predator, il primo soprattutto saccheggiatissimo nelle sequenze in cui la Cosa e la Winstead si affrontano. Al netto di alcune banalità concentrate nelle sequenze finale, non un brutto film, anzi un prodotto discreto, che usa gli strumenti classici del cinema fantahorror (scenari, suspense, colonna sonora) per spaventare, anche se imparagonabile con il film di origine. Un'operazione simile a Predators di Nimród Antal che scontenterà di certo i duri, puri e nostalgici fan di Carpenter ma che potrà servire per le nuove generazioni che i capolavori del grande regista americano non hanno mai visto, almeno non sul grande schermo. ,Simone Fortunato