La corrispondenza  (id.)
Italia 2015 – 116’
Genere: Drammatico, sentimentale, giallo
Regia di: Giuseppe Tornatore
Cast principale: Jeremy Irons, Olga Kurylenko, Shauna Macdonald, Simon Anthony Johns, James Warren
Tematiche: amore, vita, malattia
Target: da 16 anni

Un professore universitario e una sua ex studentessa vivono una storia d’amore, che deve fare i conti con la distanza fisica

Recensione

Un uomo non più giovane, un professore universitario sempre in giro per conferenze e lezioni (insegna astrofisica), saluta dopo una notte d’amore la giovane amante. Poi torna a casa dalla famiglia, e le sue mosse e i suoi contatti con la ragazza, Amy (che è in ritardo con gli studi e intanto si mantiene facendo un mestiere pericoloso, la “stuntman” per il cinema), sono frequenti ma “mediati”, tra telefonate, a voce e via Skype, video registrati, sms, mail… Si fa negare o davvero è così impegnato? Si dovrebbero rivedere a una conferenza, ma all’ultimo lui le annuncia che non ci potrà essere senza spiegarle il motivo. Il motivo verrà annunciato proprio dagli organizzatori dell’incontro, ed è uno choc per Amy. Che non sa se credere a quanto ha sentito e deve comunque accettare la lontananza della persona amata. Ma il professor Phoerum in realtà continua a farsi presente e a farle avere comunicazioni di vario tipo: l’amore può sopravvivere al distacco fisico?
Difficile raccontare qualcosa del film evitando di svelare un colpo di scena che, come altri film di Giuseppe Tornatore di ambientazione quasi “thriller”, rimane sospeso nella sua credibilità fino alla fine del film. Solo che, a differenza di Una pura formalità (il suo maggior insuccesso, ingiustamente) e del recente e fortunato La migliore offerta, qui si aspetta un altro colpo di scena, qualche altra sorpresa che possa giustificare una relazione a distanza che risulta sempre meno credibile man mano che passano i minuti. E invece tutto ciò non succede. Mentre gli accorgimenti sempre più cervellotici per mantenere, spericolatamente, i contatti tra i due mostrano una capacità di “previsione” delle mosse della ragazza quasi divinatoria del professore che vorrebbe essere significativa. E che invece risulta forzatissima.
Non migliora la tenuta del film il tono melò di musiche insistenti (si può dire: il grande Ennio Morricone con Tornatore non sempre dà il meglio) e dialoghi spesso melensi, tra i due amanti, o imbarazzanti quando per sventura arriva qualche personaggi collaterale («ma lei perché lo cerca, mi scusi?»…), oltre tutto recitati in maniera approssimativa da attori di contorno (pure il povero Palo Calabresi, buon attore brillante, in una piccola parte di “barcarolo”); o con dettagli che sfidano la sospensione dell’incredulità (possibile che uno spedizioniere si ricordi i nomi dei singoli clienti?). Tutto è concentrato su loro due: Ed Phoerum – brutto nome, peraltro – e la giovane Amy Ryan che peraltro ricordano altri ruoli della loro carriera: quanti personaggi simili ha interpretato (con maggior spessore e dialoghi più pregnanti) Jeremy Irons, ovvero quelli dell’anziano affascinante che fa breccia nel cuore delle donne, anche giovani? La più giovane Olga Kurylenko, invece, sembra strappata al set del malickiano To the Wonder (gran film, ma lei eccedeva in smorfie) per bronci e corrucciamenti vari. Senza riuscire a far “passare” sentimenti forti (c’è anche il senso di colpa per la tragica morte del padre), per cui sarebbe servita un’attrice di maggior spessore piuttosto che un’ex modella per il momento ancora più bella che brava.
C’è di nuovo qualche idea, come il mestiere pericoloso e poco femminile che fa lei per mantenersi agli studi e provare emozioni (ma le scene dei set non sono granché); e qualche riflessione “astrologica” più scontata. Ecco, il film vorrebbe essere “emozionale”, ma di emozioni reale non ne suscita grazie a un meccanismo troppo cerebrale e “scritto”, che non diventa mai vitale. Tanto meno nel finale quanto mai retorico. Peccato, dopo La migliore offerta era lecito aspettarsi un’altra bella riflessione sull’amore. E non un pasticcio confuso – per quanto di taglio “internazionale”, per attori e scelta di girare in inglese – e pure un po’ noioso. Nella carriera di un grande regista di cinema, pure con vari “alti” ma anche qualche “basso”, è facile capire dove collocheremmo questa sua prova.

Antonio Autieri