Il gioco ne La cena dei cretini è volutamente crudele. Un gruppo di ricconi compiaciuti compete per trovare l’idiota più colossale, invitando persone ignare a una cena e inducendole a parlare dei loro hobby inverosimili: la collezione di boomerang, per esempio. O le riproduzioni in scala di monumenti famosi usando fiammiferi. Ci vogliono circa dieci minuti di film per realizzare quel che sta succedendo. Dopo di che, le risate arrivano senza sosta. Il film, scritto e diretto da Francis Veber, lo sceneggiatore de Il vizietto, è un’autentica (e piacevole) sorpresa. Due uomini si trovano forzatamente insieme in casa: uno ha tutto, l'altro nulla. Da questo contrasto nascerà uno dei duelli più inaspettati del cinema degli ultimi anni. I ruoli sono ben espressi, Thierry Lhermitte interpreta un editore di successo, è in forma e di bell’aspetto, ha modi gentili ed eleganti, uniti a un paio di profondi occhi azzurri, che però lasciano intravedere un lampo di crudeltà. Jacques Villeret è François Pignon, un contabile del Ministero delle Finanze. È tozzo e stazzonato, e il suo volto è un libro aperto. Quando l'editore scopre François e il suo hobby di costruire modelli di monumenti coi fiammiferi, lo invita ad una cena, con il pretesto (falso e crudele) di voler pubblicare un libro su di lui. Il primo ovvio pensiero che viene è “chi sono i veri cretini?” L'editore fa parte di una classe soddisfatta di sé con niente di cui parlare che non sia il denaro o il golf, mentre François, così come i tipi del boomerang, ha una passione (per quanto bizzarra) vera e genuina. Veber bilancia questa idea rendendo comunque chiaro a tutti che François, pur con tutta la sua umanità, è davvero un cretino. Ma non un cretino qualunque, un cretino incredibile. Un campione del mondo di cretineria. Quando l'editore si fa male alla schiena la sera della cena, François finisce nel suo appartamento. Con la precisione comica di un vero maestro, Veber trova i motivi per tenerlo lì. Così la persona semplice e il superuomo sono accoppiati. Uno ha l'handicap fisico di un mal di schiena, e l'handicap emotivo di scoprire che sua moglie lo sta lasciando. L’altro, in compenso, è un cretino. La commedia nasce dal fatto che ogni volta che François cerca di aiutare il suo ospite, non fa che peggiorare le cose in modo esponenziale. Veber riesce a legare strettamente insieme una serie di circostanze e momenti comici; i tempi di Villeret e Lhermitte sono puliti e vincenti; molte trovate addirittura brillanti. Francis Huster, nel ruolo di sostegno come amico dell’editore ed ex rivale in amore, è il perfetto alter ego dello spettatore in sala: il suo divertimento e l’ammirato stupore per le gesta di François Pignon e il conseguente stato miserevole del suo amico sono assolutamente contagiosi. La cena dei cretini resta finora il più divertente film francese nella storia del cinema e un esempio per gli sceneggiatori di commedie di ogni lingua e nazionalità.,Beppe Musicco,