Trascurabile remake del capolavoro di Sam Raimi del 1981. Non è male a livello di confezione e di regia (del giovane uruguayano Fede Alvarez) e si distacca nettamente da tante, mediocri operazioni di rifacimenti horror delle ultime stagioni, ma purtroppo non possiede nemmeno un briciolo della forza del film che lanciò il futuro regista di Spiderman. Ma andiamo con ordine.

Il regista Fede Alvarez, in sintonia con i due produttori Raimi e Bruce Campbell (quest’ultimo indimenticato protagonista della trilogia dell’orrore conclusasi con L’armata delle tenebre), si distacca con decisione dal film originale di cui rimangono elementi chiave: dalla casa del titolo alla presenza del demone sotto la botola, al gioco al massacro in cui vengono coinvolti tutti i giovani protagonisti, all’oscura presenza nei boschi tetri che circondano la casa maledetta. Elementi chiave, appunto, per giustificare una vicinanza al film raimiano ma inseriti in un contesto assai diverso a partire dall’attualizzazione della vicenda (i ragazzi si ritirano nella casa per aiutare una di loro a uscire dal tunnel della droga) e passando per scelte narrative differenti. L’inserimento di un prologo (un po’ debole a dire il vero) in apertura; la moltiplicazione dei protagonisti mentre nell’originale la parte del leone la faceva un incredibile, divertentissimo Bruce Campbell e soprattutto, la scelta – per chi scrive fallimentare – di abbandonare totalmente l’umorismo nero che attraversava il vecchio film. Così, tolto il carisma di Campbell, sostituito da una nutrita schiera di ragazzi volonterosi ma anche anonimi, e asciugato il film del ritmo indiavolato della regia di Raimi, rimane poco per quanto ben lucidato in una confezione di livello. Alvarez, infatti, si ispira a Raimi ma il suo cinema guarda, tristemente, all’horror recente e banale. La sequenza iniziale è visivamente debitrice dei torture porn (Saw e dintorni), la parte finale – assai cruenta – riprende il cinema gore con alcune sequenze, come quella del braccio strappato piuttosto forti e insolite per quanto riguarda l’horror recente.

Insomma, tanto sangue almeno per una buona metà del film, qualche virtuosismo della macchina da presa ma anche banalità e poca inquietudine comunicata allo spettatore. Su tutto però vale la pena sottolineare una scelta stilistica ma anche di contenuto: la sequenza, memorabile, del taglio della mano di Campbell con una motosega diventa qui un debolissimo omaggio con la sega sostituita da un più comune e ovvio coltello elettrico. Una dichiarazione d’intenti in cui si evidenzia tutto il divario tecnico e poetico tra le due opere.

Simone Fortunato