La bella gente (id.)
Italia 2009 – 98’
Genere: Drammatico
Regia di: Ivano De Matteo
Cast principale: Monica Guerritore, Antonio Catania, Iaia Forte, Giorgio Gobbi, Myriama Catania, Victoria Larchenko
Tematiche: borghesia, prostituzione, società, famiglia
Target: dai 16 anni

Una psicologa decide di aiutare una giovane prostituta maltrattata da un uomo, portandola in casa. Gli equilibri della famiglia di persone “perbene” sono messi a dura prova.

Recensione

Nel 2009, quando questo girò La bella gente, Ivano De Matteo era un attore poco noto più attivo in tv che al cinema. Con un solo film da regista alle spalle, il poco visto Ultimo stadio (2002). La bella gente si arenò in una serie di cause legali tra il regista e un produttore che causarono il blocco della sua uscita in Italia, mentre all’estero circolava in vari festival spesso con ottimi risultati. In Francia in particolare il film uscì nelle sale e fu molto apprezzato. All’epoca sarebbe stata per il pubblico italiano la scoperta di un nuovo regista con uno sguardo originale sull’umanità contemporanea. Quando esce finalmente nel 2015, dopo gli apprezzati Gli equilibristi e I nostri ragazzi (che pure non sono stati successi commerciali, ma almeno hanno avuto una discreta circolazione) l’effetto è curioso, per chi conosce le sue due opere – ma anche gli attori – quasi straniante; sei anni non sono pochi. Retrospettivamente, si nota un filo rosso in questi tre film che vanno a comporre una sorta di trilogia morale sulla società di oggi.
Al centro c’è una famiglia ricca, borghese, di sane idee progressiste. Susanna, psicologa che aiuta donne maltrattate, raggiunge il marito Alfredo in campagna per godersi le vacanze estive e l’imminente compleanno di lei. Ma avviene un imprevisto: andando in auto con un’amica, Susanna vede per strada una ragazza straniera picchiata da un uomo. Quella giovanissima prostituita deve essere salvata dal suo infame destino: ma Nadia, questo il nome della giovane ucraina, inizialmente non vorrebbe saperne, ha paura del protettore. Alla fine Susanna la convince, e convince anche un marito inizialmente riluttante. Poi dovrà vedersela con le ironie degli amici ricchi e volgari, con la diffidenza del figlio e con l’ostilità della sua fidanzata… Ma ben altri equilibri, che si riveleranno fragili, sono destinati a saltare in quella famiglia.
De Matteo in questo suo secondo film dimostrava già ottima mano nella direzione degli interpreti – da vero attore, anche se ormai sta tralasciando questa sua carriera parallela – e nello sguardo sui comportamenti delle persone, le piccole e grandi incoerenze, le viltà, le miserie. Progressisti e perbene, Susanna e Alfredo sono animati dai migliori propositi. Ma basta che il figlio Giulio inizi a mettere gli occhi sulla giovane straniera, a flirtare con lei, che le cose inizino a cambiare, che certi slanci di generosità – Nadia sembra in pochi giorni una di famiglia, e dopo le vacanze vorrebbero portarsela a Roma, trovarle un lavoro, farle insomma cambiar vita – si trasformino in piccoli scarti (i mestieri domestici non deve mica farli lei; però certo, se dà una mano…), poi in malumori dissimulati (meglio non fare il bagno nella piscina degli amici ricchi), fino a grettezze esplicite (“Hai visto come guarda le nostre cose, come tocca, sposta?”). E quel figlio, che sembra aver rotto con l’insopportabile fidanzata, ci tiene veramente a lei?
Coadiuvato da un gruppo di attori eccellente e in forma (Monica Guerritore intensa e ricca di sfumature, Antonio Catania misurato e ricco di classe, Elio Germano ormai attore consacrato da un talento notevole, fino alle spalle Iaia Forte e Giorgio Gobbi; ma se la cava bene anche la giovane Victoria Larchenko), il regista romano mostra equilibri che si sfaldano ma pronti a ricomporsi se nuove convenienze lo richiedono, giocando su dettagli, mezze frasi, toni della voce, dialoghi essenziali ma precisi. Non c’è magari ancora la maturità di sguardo di un gran film come Gli equilibristi o lo stile elegante de I nostri ragazzi (anche perché prodotto con maggiori mezzi). Ma c’è già la capacità, come nei film successivi, di porre con semplicità e nettezza al tempo stesso questioni cruciali e universali degli uomini e delle donne di oggi. E di porle alla coscienza dello spettatore, cui chiede di sposare senza ipocrisie il punto di vista dei protagonisti, per capire come si comporterebbe al loro posto.

Antonio Autieri