La Befana vien di notte II – Le origini è ambientato nel XVIII secolo nell’Italia centrale. Paola è una ladruncola senza famiglia che compie furti insieme all’amico Chicco. Un giorno, però, ruba qualcosa che l’arcigno barone De Michelis sta cercando: una lettera. Il barone da sempre è un nemico delle streghe che manda subito al rogo. Anche Paola rischia la stessa sorte; fortunatamente per lei interviene Dolores, una strega su scopa volante, che la porta in salvo facendole conoscere altri bambini e bambine nella sua condizione. Solo che Paola è destinata a compiere la profezia attesa da tempo: sarà lei la Befana destinata a portare gioia ai bambini…

Nel 2018 Michele Soavi aveva portato al cinema La Befana vien di notte, con Paola Cortellesi. Il grande successo del film ha spinto i produttori a immaginare il prequel della storia che è stato affidato a Paola Randi per la sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti. La Befana vien di notte II – Le origini è un film fantasy in costume, ambientato nel XVIII secolo che non ha legami con il film del 2018 e che ruota attorno al tema della giovane Paola (Zoe Massenti) che scopre qual è il suo vero destino e la sua missione nella vita. Un film sul tema della crescita e della maturazione che porteranno la protagonista ad aprirsi agli altri attraverso il superamento di prove sempre più difficili. In questo senso, il messaggio del film è molto chiaro. Il lavoro di Paola Randi, che si può leggere anche come rivendicazione di tutto il mondo femminile a rendersi protagonista del proprio destino senza dipendere da nessuno, si segnala anche per alcune evidenti citazioni dalla saga di Harry Potter così come di Bastardi senza gloria.

Il destino di Paola/Befana non potrebbe compiersi senza lo scontro con un villain che ha il volto di Fabio De Luigi qui nei panni del cattivo Barone De Michelis, più convincente nella prima parte da Gobbo di Notre Dame rispetto alla seconda quando una pozione magica lo trasforma in una sorta di Ercole superforzuto. Non tutto funziona bene nel film. A partire dalla recitazione non convincente di Monica Bellucci nei panni di Dolores; il personaggio di Paola, inoltre, con una parlata romanesco-umbra molto accentuata e i tratti un po’ troppo coatti dell’amico Chicco, rischiano di infastidire. Anche gli effetti speciali potevano essere realizzati con maggior cura. Ne viene fuori, comunque, un film moderno con una sceneggiatura ricca di spunti e che potrebbe vedere la realizzazione di un terzo capitolo.

Aldo Artosin

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