Premessa: se quel che cercate è una ricostruzione fedele di fatti realmente accaduti, questo non è il film che fa per voi. Se invece amate l’epicità trash alla Il Re Scorpione sarete accontentati. A circa cinquant’anni dalla nascita di Cristo, la cosiddetta Via della Seta cinese viene attraversata dalla legione del generale Lucio (John Cusack), il quale sta portando il giovanissimo Publio, figlio minore di Crasso, lontano dalle grinfie del sanguinario fratello maggiore Tiberio (Adrien Brody), fresco di patricidio e tentato fratricidio per la conquista del potere imperiale romano. Arrivati ai Cancelli delle oche selvatiche, sperduti, assetati e con un tempesta di sabbia incombente, Lucio e i suoi uomini accettano l’aiuto di Huo An (Jackie Chan), a capo di una squadra che protegge la Via della Seta e intenti a ricostruire le mura dei Cancelli. Riconoscenti per la protezione ricevuta, Lucio e i suoi legionari ricambiano aiutando Huo An nella ricostruzione. Ma Tiberio sta per arrivare anch’esso ai Cancelli e si prospetta una dura battaglia…

Costato la bellezza di 65 milioni di dollari e 7 anni di riprese, il colossal epico in salsa pacifista di Daniel Lee dimostra due cose: il cinema cinese ha i mezzi e la stoffa per competere con Hollywood, ma è ancora molto lontano dalla produzione di un film epico di un certo livello. Di cose che non funzionano ce ne sono. A partire dalla pretesa di ispirarsi a fatti realmente accaduti: le vicende narrate si potrebbero descrivere con tre termini con la “i”, irreale, inverosimile e improbabile. La plausibilità che una legione romana in fuga nel pieno del deserto cinese venisse soccorsa da costruttori di una città, e che questi si unissero insieme amichevolmente nella ricostruzione cantando canzoni pacifiste è vicina al grado zero. Da un punto di vista più “pratico”, si può notare un abuso del rallenty nelle scene ad effetto che indica un possesso ancora immaturo della tecnica cinematografica, che, però, altrove ha ottimi risultati, come in alcune scene di combattimento, specialmente quelle iniziali.

La ricostruzione scenografica è esteticamente pregevole e curata, spesso pacchiana, ma non più di quella dell’Egitto faraonico nel recente X-Men: Apocalisse. La presenza di Jackie Chan fa la sua parte nella piacevolezza e nella non monotonia del film, che unisce lo spettacolo delle scene di combattimento all’ironia alla Jack Sparrow e alla Tony Stark, tipica del suo modo di fare cinema. Quel che questo concentrato di epicità trash lascia all’uscita della sala è la sensazione di trovarsi di fronte a un costoso B-movie, ricco nel budget ma povero nei contenuti, che però potrebbe paradossalmente divertire…

Alessandro Giuntini