Per il giovane Yousssuf l’arrivo a Napoli e dintorni è subito la scoperta di un altro mondo. Connazionali che vendono fazzoletti ai semafori (e lui, benestante tanto da essere arrivato in aereo, cerca soldi ma non per sopravvivere quanto per continuare a svolgere la sua attività di scultore), altri immigrati che vivono accalcati in modeste abitazioni, violenza strisciante ovunque. Cerca lo zio Moses, che doveva venirlo a prendere, e che per tre giorni non risponde al telefono e non dà notizie di sé. E quando lo trova è conciato male: ha davvero avuto un incidente? Ma poi, dopo i primi lavoretti mal pagati e con personaggi odiosi, tutto cambia quando accetta – dopo una certa riluttanza – di aiutare lo zio nei suoi traffici di cocaina nell’area di Castelvolturno. Arrivano soldi, bei vestiti, rispetto e protezione, e un’educazione al crimine necessaria per sopravvivere in una zona che sembra un teatro di guerra. E infatti ben presto arriveranno i problemi, in un’area – dominata dalla Camorra – in cui le alleanze e gli equilibri per il controllo del territorio sono sempre a rischio: e chi si allarga troppo può pagare un prezzo molto alto. Ma anche persone innocenti che passano nel momento sbagliato.,Là-Bas – Educazione criminale (dove là-bas significa laggiù: l’Italia per gli africani, o l’Africa vista dall’Italia) è un esordio alla regia anomalo nel panorama del cinema italiano. Il regista Guido Lombardi, già operatore con Abel Ferrara per il documentario Napoli, Napoli, Napoli, sceglie non solo di raccontare le vicende dal punto di vista degli immigrati, ma di farlo con estremo realismo grazie ad attori quasi tutti non professionisti e che non parlano l'italiano (il film è quasi tutto in francese con i sottotitoli, peraltro utilizzati anche per i malviventi campani), tanto che l’opera sembra europea e internazionale. A confermare questa impressione è lo stile, mosso, nervoso, accattivante – un po’ come in Gomorra di Matteo Garrone, di cui Là-Bas sembra quasi un episodio aggiuntivo – che il regista, premiato a Venezia 2011 con il Leone del futuro per la migliore opera prima, imprime al racconto. Si vedono cose turpi e si respira angoscia, in questa immersione in un mondo in cui minacce e violenza fanno pensare sempre al peggio, la vita non è considerata un valore (la ragazza che muore durante il trasporto di ovuli di cocaina nella pancia, recuperati poi da un “chirurgo” sbrigativo), le prospettive per chi vuole rimanere fuori da certi “giri” sono poche e incerte. Ma non c’è solo un’osservazione verista e scabra, assolutamente non idealizzata degli immigrati (tra di loro ci sono le vittime e ci sono i violenti) ma anche una capacità di proporre personaggi a tutto tondo e squarci poetici notevoli, in questo contesto di brutture: la scoperta del mare («non l’avevi mai visto?»; «sì, dall’aereo»); l’incontro casuale all’alba con la ragazza di cui Youssuf si è invaghito, che si scopre essere una prostituta; la fuga nudo nella notte. Per gli spettatori, un’occasione di scoprire realtà di cui spesso non si vuole sapere. E infatti pochi ricordano che la strage che si vede nel film, di sei ragazzi neri, è realmente avvenuta a Castelvolturno nel 2008. Per il cinema italiano, invece, un altro regista interessante e talentuoso da tener d’occhio con attenzione.,Antonio Autieri