Non siamo proprio i fan più sfegatati di “Mr. Bean”, al secolo Rowan Atkinson. Gli abbiamo sempre riconosciuto qualità notevoli dal punto di vista comico ma anche una difficoltà ad entrare nel meccanismo del lungometraggio: quasi che la sua mimica, la sua fisicità bizzarra fossero di ostacolo alla narrazione cinematografica. Mr. Bean riesce bene sulla breve, brevissima distanza – e alcuni suoi sketch televisivi lo mostrano in pieno – ma nel lungo non ha sempre convinto. I tempi comici dilatati, la complessità narrativa di un lungometraggio, la sceneggiatura spesso non brillantissima, hanno sempre “ingabbiato” la forza comica del Nostro. Mr. Bean – L’ultima catastrofe, Mr Bean’s Holiday e il primo Johnny English soffrivano di questi difetti: troppo ingombrante il personaggio, non sempre coadiuvato da “spalle” all’altezza. Più riuscito è invece questo seguito di Johhny English: simpatico, dal buon ritmo, sorretto da una buon regia (l’Oliver Parker di L’importanza di chiamarsi di Ernesto) e da una sceneggiatura che non brillerà certo per originalità ma appare solida.

La vicenda è presto detta: English è un agente in pensione al servizio di Sua maestà che viene richiamato per sventare un attentato terroristico nei confronti del premier cinese. Equivoci, scambi di persona, gaffe clamorose e alcuni tormentoni (assai divertente il killer cinese travestito da donna delle pulizie) punteggiano un vicenda che scimmiotta palesemente le avventure di James Bond. Parker guarda, nel ritmo e in alcuni momenti surreali, alla comicità inarrivabile dell’ispettore Clouseau e si mette con discrezione al servizio della comicità del suo protagonista. Atkinson regge bene e, nonostante un doppiaggio penalizzante, fa ridere con pochissimo: con gli oggetti e immerso in alcune situazioni paradossali come quella – forse la sequenza migliore del film – del laboratorio delle armi di Bond. Un semplice intrattenimento che riesce a divertire con poco e senza ricorrere alla greve volgarità. Anzi il cast di lusso con attori importanti a far da semplici “spalle” – Gillian Anderson, Dominic West e la splendida Rosamunde Pike – conferisce anche un tocco di classe per un film gustoso e per tutti.

Simone Fortunato