Irrational Man (id.)
USA, 2015 – 97′
Genere: Drammatico
Regia di: Woody Allen
Cast principale: Emma Stone, Joaquin Phoenix, Parker Posey, Jamie Blackley
Tematiche: caso, colpa, morale, giustizia, delitto, castigo
Target: da 16 anni

Un professore di filosofia, ritiratosi nell’università di una piccola città americana, si trascina stancamente. Mentre una collega infelice e una brillante studentessa sono attratte da lui

Recensione

Curiosa la scelta del professore di filosofia Abe Lucas, quarantenne non esattamente in forma ma ancora affascinante, di rintanarsi nell’università di una piccola città americana. Abe, dopo anni spesi a impegnarsi per gli altri, ha perso entusiasmo per qualsiasi cosa e si trascina tra alcool e altri eccessi, e le sue lezioni non si elevano da un banale cinismo («siamo afflitti da domande esistenziali, cui non sappiamo rispondere»). Contro la sua volontà, più si lascia andare e più genera fascino attorno a sé, in particolare in una professoressa infelicemente sposata e in una studentessa modello che, sebbene innamorata del proprio ragazzo, passa sempre più tempo con lui. Amicizia platonica, mentre la professoressa Rita con Abe vorrebbe andare al dunque: ma il suo blocco arriva fino alla sfera sessuale. Mentre con la studentessa Jill, sempre più attirata, è lui che vuol porre una distanza. Ma quando Abe si sente ormai sull’orlo di un esaurimento nervoso, le cose cambiano: l’occasione è l’ascolto casuale, mentre è insieme alla ragazza, di una donna disperata che si lamenta di un giudice distratto e ingiusto. Nella mente di Abe si scatena il desiderio di un gesto eclatante, in grado di dare una scossa alla sua vita…
Woody Allen, fresco ottantenne, rispetta l’appuntamento annuale al cinema con un film che ricorda – come spesso gli capita – altri titoli della sua ormai lunghissima filmografia. In particolare Crimini e misfatti, Match Point e il modesto Sogni e delitti, ma in chiave di dramma raffreddato, quasi di commedia. Gli eterni dilemmi attorno al bene e al male e all’eventuale punizione per le proprie azioni vengono declinati curiosamente, anche grazie a un costante accompagnamento musicale che sembra dissonante: una musichetta jazz scanzonata e briosa anche quando la storia tende e a incupirsi sempre di più. Ne risulta l’impressione, per rimanere in ambito musicale, della variazione sulla stessa nota. E soprattutto di un interesse limitato al tema, diventato ormai solo un pretesto per imbastire storie sempre meno consistenti sul piano drammaturgico (con un finale sbrigativo e frettoloso, che lascia insoddisfatti). Certo, in mancanza di suoi grandi film ormai sempre più rari e nel pendolo tra opere meritevoli o comunque interessanti e altre da dimenticare (quanto meno per l’affetto che continuiamo a portare al vecchio Woody, in base al credito accumulato negli anni d’oro dei suoi capolavori tra gli anni 70 e i primi anni 90), Irrational Man si pone nella prima fascia: la buona qualità complessiva è però garantita soprattutto da un gruppo di attori ben assortiti, con Joaquin Phoenix felicemente calato in un personaggio prima stereotipato e poi ribaltati nel suo opposto, Emma Stone sempre più convincente nella sua crescita artistica e soprattutto la rediviva Parker Posey tornata sui livelli che ne fecero un’icona del cinema indipendente a metà anni 90. Meno felici, stranamente, sono invece gli snodi della storia, non sempre credibili, e perfino i dialoghi solo abbozzati e poco incisivi, che da sempre sono il suo punto di forza. Rimane dunque un’opera curiosa, interessante, che chi segue da sempre il regista newyorchese non vorrà perdere; e stavolta senza accusare enormi delusioni come in un recente passato (su tutti il brutto To Rome with love, ma altri potrebbero finire in elenco). Ma certo non un film memorabile, o almeno sui livelli della recente brillantezza di Midnight Paris o della caustica rappresentazione di uno spicchio di realtà come poteva essere Blue Jasmine.

Antonio Autieri