«Il momento in cui mi sono sentito più solo nella vita è quando ho raggiunto il successo». Ha colpito molto tutti – compreso chi scrive –  questa frase, e non solo, pronunciata da Randall Wallace durante l’incontro del 22 novembre scorso organizzato presso l’Università Cattolica di Milano. Invitato a tenere una lectio pubblica dal titolo “Writing and directing in Hollywood” dal professor Armando Fumagalli (ideatore del Master in International Screenwriting and Production, che ha tra i suoi docenti lo stesso Wallace), lo sceneggiatore di grandi film come Braveheart, Pearl Harbor, La maschera di ferro ha raccontato la sua personale esperienza, parlando del suo rapporto con Mel Gibson, con la sua professione e con la fede. «Ho conosciuto Mel quando io ero uno sconosciuto e lui era delle più importanti star del cinema, e mi ha trattato completamente alla pari. Non lo dico solo per fare un complimento, lui tratta tutti nello stesso modo. Quando abbiamo lavorato su Braveheart si è creata una bellissima amicizia e una collaborazione creativa. Ciò che avevo scritto corrispondeva a quello che lui vedeva come regista. Abbiamo visto il film nello stesso modo e ci facevamo le stesse domande sulla vita. Quando ho diretto We were soldiers, io ero il regista e lui l’attore. I ruoli si erano invertiti ma il nostro rapporto è rimasto lo stesso. Una notte, alle 2 di mattina, eravamo da soli in una base militare e nessuno di noi due riusciva dormire. Abbiamo parlato della vita e della fede. Se puoi questo con qualcuno vuol dire che è tuo amico», ha raccontato parlando dello speciale rapporto che lo lega a Gibson, regista tornato dietro la macchina da presa per dirigere il bellissimo Hacksaw Ridge di cui proprio Wallace è sceneggiatore.

Attualmente al lavoro sul nuovo film sulla Passione di Cristo, Wallace spiega che stanno lavorando a una pellicola che non vuole essere un vero seguito, ma una storia nuova – ispirata alla Bibbia così come ad altri lavori come l’Inferno di Dante – che nessuno ha mai visto riguardo alla Resurrezione. «Per me, la Resurrezione è il fulcro della Fede e in tutta la mia vita ne sono stato affascinato e catturato. Fin da bambino, la Pasqua era per me la festa più importante e quando ho visto per la prima volta The Passion ho percepito l’unicità di questo film. Il modo in cui Mel aveva raccontato questa storia mi ha fatto desiderare di volere di più. Avevo la sensazione che ci fosse di più da raccontare», ha poi aggiunto durante l’incontro con la stampa.

Il desiderio adesso è quello di colpire la gente, di suscitare nello spettatore la sensazione di vedere un film in cui si riconosce ciò che dice la Bibbia, ma che al tempo stesso nessuno avrebbe mai immaginato di poter vedere. Randall Wallace, che avrebbe dovuto dirigere Hacksaw Ridege ma che ha rinunciato per problemi personali caldeggiando la candidatura di Mel Gibson, ha infine concluso l’incontro con una splendida citazione dello scrittore C.S.Lewis che dice: «Chiunque va in paradiso, sarà sorpreso» e ha poi incontrato gli studenti della Cattolica di Milano a cui ha continuato a raccontare della sua vita di scrittore e regista, dei momenti più difficili della sua vita, quelli in cui è rimasto senza lavoro e dove a sorreggerlo c’era la sua Fede e l’umile preghiera di poter capire per cosa era davvero fatto nella sua vita. Musicista appassionato, scrittore di poemi e canzoni, Wallace ha scritto Braveheart proprio nel momento più complicato della sua vita, riscoprendo la Fede e la speranza. Una bella testimonianza che invita a riflettere sulle nostre vite, che ci ricorda sempre di non dimenticare mai che siamo fatti per Altro e che ci dà la speranza di poterci occupare anche noi, seppur nel nostro piccolo, di cinema così come nella vita in un modo che domanda sempre più attenzione e urgenza.

Marianna Ninni