Joe Gleason protagonista al Meeting 2026

Un uomo di Cinema innamorato della bellezza e motivato dalla sua fede. È stata questa la scoperta dell’incontro “Con gli occhi di Franz e Franziska” al recente Meeting di Rimini dove era previsto il dialogo tra Joe Gleason, Film Editor di La vita nascosta – Hidden Life diretto da Terrence Malick, e Emmanuele Silanos, sacerdote della Fraternità di San Carlo Borromeo che è stato ideatore e curatore due anni fa della mostra “Franz e Franziska. Non c’è amore più grande”, sui coniugi Franz Jägerstätter e Franziska Schwaninger di cui il film raccontava la vita. Proprio quella mostra, in particolare il suo passaggio in Germania, ha fatto conoscere e diventare amici i due relatori.

Gleason, stretto collaboratore di uno dei più grandi artisti cinematografici viventi che è appunto Terrence Malick (autore anche di altri capolavori tra cui The Tree of Life e To the Wonder), si è detto impossibilitato a svelare notizie sul regista – notoriamente molto riservato – e sul prossimo film del “maestro” cui sta lavorando (sulla vita di Gesù), ma ha risposto cordialmente alle altre domande di don Silanos. Lui, senza conoscenze nel mondo del Cinema, si ritrovò fin da bambino a voler fare qualcosa nella Settima arte, magari l’attore; poi all’università ha iniziato a realizzare suoi cortometraggi, con il desiderio di imparare a raccontare storie e a farlo sentendo il «piacere di Dio». Poi, ha raccontato, «dieci anni fa ho avuto il regalo di collaborare a questo film di Malick, in cui si sommavano tre mie passioni: le storie di guerra, le storie di eroismo e Malick stesso, di cui amavo i film. È un autore affascinante: per me la sua è “poesia visiva”».

Gleason, che ha l’obiettivo di diventare lui stesso regista, al momento è appunto un Film Editor, quello che da noi si chiama direttore del montaggio. Ma cosa fa, di preciso, un Film Editor? «Per un film si possono accumulare anche 200 ore di riprese: il montaggio serve a ridurle a due ore circa… Questo avviene in collaborazione con il regista: a volte c’è già un copione preciso da rispettare, a volte crei la storia in sala di montaggio. In realtà chi crea è sempre il regista: non si deve vedere la mano del montatore; se si nota, c’è qualche problema. Uso spesso l’immagine di una finestra: noi dobbiamo aiutare a vedere attraverso una finestra quello che c’è al di là, non la finestra! Se lasci sopra delle impronte, le persone guarderanno la finestra, non “oltre”».

La vita nascosta

August Diehl e Valerie Pachner interpretano Franz e Franziska in La vita nascosta – Hidden Life di Terrence Malick (2020)

Perché è stato importante raccontare La vita nascosta? Gleason ha ricordato la frase della scrittrice britannica George Eliot (1819 – 1880), all’inizio del film: «Il bene crescente del mondo dipende in parte da atti ignorati dalla storia; e se a te e a me le cose non vanno così male come sarebbero potute andare, lo dobbiamo in parte a coloro che hanno vissuto con fede una vita nascosta e riposano in tombe dimenticate». E ha aggiunto: «Franz e Franziska non erano eroi, erano persone normali che hanno sviluppato sempre di più la loro fede: sono le persone che ho sempre desiderato raccontare al cinema. Viviamo un’era di compromessi: Franz ha preso invece una scelta forte, rifiutando di seguire il Male».

Terrence Malick ci fa vedere i suoi personaggi dialogare con il Cielo, la Natura… «Lui non si limita a mostrare il paesaggio. È una mia idea, non parlo per Malick, ma ho l’impressione che in quelle scene succeda qualcosa: però, invece che un personaggio reagisce la Natura. Si sente la Presenza di Dio nelle nuvole e nei paesaggi: un testimone silenzioso. Malick ci fa capire che, oltre ai personaggi, esiste un’altra Presenza. Nei suoi film degli ultimi trent’anni, la macchina da presa sembra che abbia una coscienza, che sia una Presenza non vista. Di solito questa tecnica si usa nei film horror: ma in quei casi c’è una presenza malefica che si nasconde in una scena; invece, nei suoi film si tratta di una Presenza buona. In La vita nascosta, in alcuni momenti sembra che Franz e Franziska si girino a guardare verso questa Presenza». Come nella scena in cui il padre gioca con moglie e figlie a mosca cieca: Franz cerca a tentoni, bendato, la provenienza di un suono che sta producendo la moglie con una campanella. «Per me il significato di questa scena è: l’uomo

Don Emmanuele Silanos, sacerdote della Fraternità san Carlo, ha dialogato con Joe Gleason nell’incontro al Meeting 2026

davanti a una Presenza che lo chiama».

In un’altra scena vediamo Franz nella chiesa parrocchiale di Sankt Radegund con un pittore di icone ed affreschi sacri, che dice: «La vita di Cristo è un’esigenza. Noi non vogliamo che ci venga ricordata la sua Passione. Io dipingo il Cristo rassicurante, con l‘aureola. Un giorno forse avrò il coraggio di osare, oggi no. Un giorno dipingerò il vero Cristo». A Gleason piace moltissimo questa scena: «È impossibile non sentire quello che sta dicendo il pittore. “Io dipingo la sofferenza, ma io non soffro; ci guadagno da vivere. Si è ammiratori di Cristo, ma non seguaci”. Franz lo diventa, lo segue fino alla croce. Cristo ci ha mostrato che la coerenza non è un prerequisito per la salvezza. Ma una vita di artista deve essere integra». A questo proposito don Silanos ha ricordato che un grande critico cinematografico gli disse una volta che quando un regista mette in scena un’artista – per esempio appunto un pittore – lo fa anche per riflettere sul senso del suo essere artista.

Quanto alla grandezza della scelta di Franz, che lo porta fino alla morte, Gleason ha affermato: «Il martirio di Franz è in realtà quello di due persone: c’è anche un “martirio bianco”, quello della moglie che è rimasta in vita ma ha vissuto nel sacrificio per settant’anni. Spero che lui, che ora è beato, diventi presto santo; ma anche lei lo è, per me».

Gleason ha citato poi una frase del celebre compositore estone Arvo Pärt: «Vivere secondo i comandamenti di Dio è un’attività creativa. Il compositore è uno strumento e quindi si deve essere in ordine perché lo strumento suoni bene». E ha aggiunto: «Io cerco di prendere alla lettera queste parole: cerco di vivere secondo i comandamenti di Dio, cerco di vivere come Cristo».

Un altro momento dell’incontro su Franz e Franziska, protagonisti del film La vita nascosta, e su Joe Gleason

 

I film di Malick sono tra i pochi che si possano definire “cristiani” e che siano allo stesso film belli… «La grande arte – sostiene Gleason – non deve avere lo scopo di dare un messaggio: molti registi cristiani partono dalla conclusione. Invece occorre mostrare e raccontare la Verità e quindi la Bellezza. La grande arte mostra cosa ha fatto Dio; non significa non mostrare il Male, ma non confondere Bene e Male, ciò che è vero e ciò che è falso. Ci sono film con buone intenzioni, ma sono semplicistici. Invece capolavori come La vita è meravigliosa, Il pranzo di Babette o The Tree of Life non ci danno un “messaggio”, ma parlano della Verità».

Cos’è chiesto a un artista cristiano, allora, gli ha chiesto don Silanos? «Non bisogna minimizzare la Croce. Ci vuole coraggio e fede per mantenere equilibrio in questo ambiente tra Bene e Male, tra Verità e Falsità… Sono grato agli artisti che fanno film che rendono gloria a Dio. Mi piace quando uno tenta, anche se nei suoi film magari non c’è buona arte: poi, con il tempo, si potrà migliorare. Ma la prima cosa è cercare la Verità e la Bellezza». È il suo obiettivo anche da futuro regista, che inevitabilmente spera di fare film “alla Malick”, con quello stile rarefatto e poetico che lo ha conquistato.

Quello attuale è un momento che sembra di grande attenzione del Cinema e della tv verso la fede: il sorprendente successo della serie The Chosen, il fatto che tre grandi registi come Malick, Mel Gibson e Martin Scorsese stiano realizzando contemporaneamente film su Gesù… «I 4 vangeli – ha affermato Gleason – sono complementari e si integrano a vicenda: spero che sia così anche per i film di questi registi».

Antonio Autieri

Nella foto grande: Joe Gleason e don Emmanuele Silanos all’incontro “Con gli occhi di Franz e Franziska”, che si è svolto nei giorni scorsi al Meeting di Rimini

Tutte le foto di questo articolo sono: @Foto Meeting Rimini 2026

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