A vent’anni di distanza dal grande successo di Independence Day, ecco un sequel di cui forse non si sentiva troppo bisogno. Un po’ perché la vicenda del film diretto da Roland Emmerich nel 1996, appariva pienamente compiuta, un po’ perché ne è passata di acqua sotto i ponti. Così, rispetto a quel film che a metà degli anni 90 segnava un notevole scarto rispetto ai film del passato per gli effetti speciali di grande impatto, Independence Day: Rigenerazione perde tanto. Effetti speciali non memorabili, una vicenda pericolosamente simile a quella precedente contribuiscono a trasmettere una sensazione di mesto deja vu nello spettatore che non aiutato neanche dalla presenza di almeno parte del vecchio cast (del primo film ci sono un invecchiatissimo Bill Pullman, Jeff Goldblum, Judd Hursch), alle prese con personaggi molto statici e incolori. Il problema sta nel manico, in una regia impersonale (dello stesso Emmerich che, specie negli ultimi anni, ha inanellato una serie di film poco convincenti) e in un abuso della computer grafica a discapito di una storia efficace e personaggi veri, che possano uscire dalle gabbie dei cliché. La storia, in soldoni, vede il Presidente degli Stati Uniti, guidare la resistenza contro alieni pronti a invadere la Terra. C’è un pilota coraggioso (Liam Hemsworth, in un ruolo privo di qualsiasi ironia o leggerezza) Bill Pullman che fa l’ex Presidente che, barbutissimo e un po’ esaurito, ‘presente’ l’attacco alieno. Ci sono una montagna di effetti speciali mediocri che rendono stucchevole il tutto. C’è attaccato molto poco, sia in termini di nostalgia dei grandi blockbuster degli anni 90, sia in termini di sci-fi: un’operazione commerciale assai discutibile e piuttosto vecchiotta che fa rimpiangere gli anni 90 e i grandi disaster movie, grosse produzioni magari non scritte benissimo ma in cui il comparto tecnico, dalla fotografia agli effetti, brillava bilanciandone i difetti.

Simone Fortunato