Peter Bogdanovich è stato un grande regista, un bravo attore e un ottimo critico cinematografico. Soprattutto perché era follemente innamorato del cinema. Nato a New York nel 1939 da genitori fuggiti dall’Europa a causa del nazismo (la madre era un’ebrea austriaca), Bogdanovich studiò recitazione con la mitica Stella Adler mentre frequentava ossessivamente le sale di proiezione, fino al punto da diventare programmatore per il Museo d’Arte Moderna della città (il MoMA), che lo portò a curare una delle prime retrospettive su John Ford e a scrivere anche un libro su di lui. Cominciò la carriera di critico ispirandosi ai “Cahiers du Cinema” francesi al tempo della Nouvelle Vague e scrivendo per grandi riviste come “Esquire”, mentre intanto faceva da aiuto sul set a Roger Corman; le sue interviste a grandi registi, raccolte nel volume “Chi ha fatto quel film?” restano una pietra miliare nella storia della critica cinematografica.

Nel 1971, a 32 anni, dirige L’ultimo spettacolo, un film sulla chiusura dell’unica sala cinematografica di un paesino americano, ricevendo 8 nomination e due Oscar agli attori non protagonisti (Cloris Leachman e Ben Johnson). Nello stesso anno girò con Ryan O’Neal e Barbra Streisand Ma papà ti manda sola?, una commedia di stile slapstick ispirata a Susanna! Di Howard Hawks, tuttora uno dei maggiori incassi del cinema americano.

È di qual periodo la fondazione di una società con due altri registi emergenti di quel periodo: Francis Ford Coppola e William Friedkin. I tre ebbero carta bianca dalla Paramount e Bogdanovich girò nel 1973 Paper Moon – Luna di carta ancora con Ryan O’Neal e sua figlia Tatum, una commedia malinconica ambientata nel periodo della grande depressione.

È emblematico come Bogdanovich non riuscì negli anni a venire a ripetere i successi dei suoi primi film: la sua carriera successiva è una serie di titoli poco riusciti o ampiamente stroncati dalla critica e dal pubblico, a parte a parte il successo del commovente Dietro la maschera (1985) e, in anni più recenti, con la piccola eccezione del suo ultimo, Tutto può accadere a Hollywood del 2014 (nella foto, Bogdanovich sul set con Owen Wilson e Jennifer Aniston), un’allegra commedia molto ben diretta e piena di nostalgia per i tempi splendenti dei grandi studios. Molti sostengono che dietro ai suoi primi lavori c’era la mano della prima moglie e scenografa Polly Platt, lasciata per una relazione con la giovane e bellissima Cybill Shepherd; il divorzio avrebbe fatto mancare il suo apporto creativo, con le conseguenze che dicevamo. Non lo sappiamo, e in fondo ha poca importanza, perché comunque Bogdanovich ha lasciato un segno profondo nella cinematografia americana anche se per un piccolo lasso di tempo. Quel che resta è comunque più che sufficiente per far brillare gli occhi agli spettatori, anche a così tanti anni di distanza; guardare i suoi film e leggere i suoi libri è ancora sentire l’amore per il cinema in tutti i suoi aspetti.

Beppe Musicco

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Il trailer originale di Paper Moon (1973)