È morto il 21 settembre scorso a Parigi, dove era nato nel 1931, l’attore Michael Lonsdale.

L’ascendenza anglo-francese (rispettivamente da parte di padre e di madre) gli ha permesso di recitare indifferentemente nelle due lingue fin dagli inizi della sua lunghissima carriera, ma ciò che colpiva in Lonsdale era un volto che con l’età dava all’attore un’apparenza sempre più profonda e ricca. Confinato per molti anni nel ruolo del cattivo, probabilmente per una sua apparizione in Moonraker, a fianco di un James Bond interpretato da Roger Moore (1971), in realtà l’attore aveva recitato per i maggiori registi internazionali: da Bunuel a Rivette, da Zinnemann a Spielberg (in Münich), dalla Duras a Joseph Losey, e poi Malle, Carné e Truffaut, per finire con il nostro Olmi (nel poco pregevole, ahinoi, Il villaggio di cartone), e non abbiamo ovviamente citato tutti.

Lonsdale nella sua lunghissima carriera ha dimostrato la sua ecletticità, adattandosi ai ruoli e all’età della vita, ma mantenendo sempre una ricchezza espressiva immediatamente percepibile, e non solo sullo schermo, a dire di tutti quelli che lo hanno conosciuto e frequentato. Uomo dalla grande umanità, profondamente religioso, aveva coltivato la sua arte come preghiera, descrivendo l’applicazione di ciò in più di un libro; l’unico – purtroppo – edito in italiano è Dare un volto all’amore.

Lo vogliamo ricordare in una delle sue ultime interpretazioni, e probabilmente una delle più intense e coinvolgenti, quella di Fratello Luc in Uomini di Dio di Xavier Beauvois del 2010, un uomo che accetta il martirio grazie a un’incrollabile fede in Cristo e nel prossimo. Una fede che l’uomo Michael Lonsdale condivideva, come raccontò alcuni anni fa appunto in questo  bellissimo libro appena citato, che in meno di cento pagine raccontava la sua vita cristiana dopo la conversione a 22 anni, e quanto la fede avesse arricchito – grazie anche all’amicizia con alcuni padri domenicani e la con frequentazione di alcuni grandi teologi – anche la sua attività di interprete. In maniera riservata, ma concreta: «Non andavo a “predicare” il Vangelo sul set di un film: il modo di vivere il mio mestiere deve testimoniare ciò che conta per me» scriveva Lonsdale. E ancora: «Per me, che sono sensibile all’espressione artistica, l’arte resta una forma di Dio. La bellezza è uno dei nomi di Dio. Ne sono spesso testimone: la bellezza, l’emozione possono portare alla fede. Ho conosciuto persone che si sono convertite ascoltando Mozart o Bach. Altri sono entrati nella cattedrale di Chartres e sono caduti in ginocchio. La nostra sensibilità ci rende permeabili alla dimensione spirituale e la fede può coglierci in risposta a un’emozione, una scoperta, un incontro. Saremo sempre sorpresi dall’imprevisto di Dio».

Beppe Musicco

Una bellissima scena di Uomini di Dio, con Michael Lonsdale nei panni di fratello Luc: