Sguardo penetrante, mento sporgente (con la fossetta che divenne un suo segno distintivo), il “figlio dello straccivendolo” (Il titolo che diede anche alla sua autobiografia del 1988) nacque come Issur Danielovitch Demsky, figlio di immigrati bielorussi: Nonostante sia cresciuto nei bassifondi di New York, Kirk Douglas era uno studente meritevole e un atleta di tutto rispetto nella lotta, che gli valse una borsa di studio, che arrotondava facendo il cameriere e il valletto negli alberghi. Le sue capacità recitative gli valsero l’ingresso all’Accademia di Arti Drammatiche e un esordio a Broadway interrotto dalla II Guerra Mondiale, nella quale combatté nella Marina. Grazie alle insistenze di una sua compagna di corso, la grande Lauren Bacall, ottenne di debuttare sul grande schermo con Lo strano amore di Marta Ivers di Lewis Milestone nel 1946. Il suo talento fu subito riconosciuto e gli valse una scrittura a fianco di Burt Lancaster ne Le vie della città. Una coppia che funzionò subito, tanto che i due girarono ben sette film insieme, tra cui Sfida all’O.K. Corral (1957) e il thriller politico di John Frankenheimer Sette giorni a maggio (1964). La prima candidatura all’Oscar è del 1949 con Il grande campione nei panni di un pugile spietato, ma altre nomination arrivarono poco dopo per due film entrambi diretti da Vincente Minnelli: Il bruto e la bella (1952) e Brama di vivere (1956) nel quale interpretava magistralmente Vincent Van Gogh.

Nel 1955 fondò la sua società di produzione, cui diede il nome della madre, Bryna, determinante per la realizzazione di due capolavori diretti da Stanley Kubrick: Orizzonti di gloria (1957) e Spartacus (1960). Quest’ultimo fu anche l’occasione per il ritorno pubblico di Dalton Trumbo, ostracizzato dalla caccia alle streghe del senatore McCarthy e sempre difeso da Douglas. Degli anni 60 sono anche i quattro film girati con John Wayne, due western (Solo sotto le stelle e Carovana di fuoco) e due di guerra (Prima vittoria e Combattenti nella notte, quest’ultimo sull’indipendenza di Israele). Un genere particolarmente adatto alla figura di Douglas, che comparve anche in titoli come Parigi brucia?, Gli eroi di Telemark, La lunga notte di Entebbe. Noi lo ricorderemo per la sua determinazione, per la presenza scenica, per la sua capacità di essere arrogante e sfrontato (come nel ruolo del giornalista a tutti costi alla ricerca dello scoop de L’asso nella manica di Billy Wilder del 1951) ma anche per la capacità di mostrare una struggente umanità e compassione, come quando difende i propri soldati di fronte alla pusillanimità dei generali nel già citato Orizzonti di gloria. Kirk Douglas non ha mai vinto un Oscar per le sue interpretazioni, se si esclude quello alla carriera datogli nel 1996. Guardare i suoi film ci sembra il modo migliore per rimediare e rendergli il giusto tributo.

Beppe Musicco

Una scena da Il grande campione (1949), che gli procurò la prima nomination all’Oscar

Nei panni di un indimenticabile Van Gogh in Brama di vivere

Una lunga e memorabile scena di Orizzonti di gloria (1957)