Lutto nel mondo del cinema italiano per la morte del regista Giuliano Montaldo all’età di  93 anni. Montaldo, nato a Genova il 22 febbraio del 1930, è deceduto nella sua casa romana.

A soli 14 anni Montaldo venne rastrellato dai nazifascisti in Liguria e deportato sul fronte al sud. Riuscì a scappare per poi unirsi alla Resistenza nel Gruppo di Azione Patriottica (Gap) della sua città. Debuttò come attore nel 1951 in Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani con Gina Lollobrigida e, sempre di Lizzani, in Cronache di poveri amanti con Marcello Mastroianni, interpretando successivamente nella sua carriera una ventina di film diretti, fra gli altri, da Luciano Emmer, Francesco Maselli, Elio Petri, Valerio Zurlini, Margarethe von Trotta, Nanni Moretti, Carlo Verdone e – per ultimo – da Francesco Bruni in Tutto quello che vuoi che nel 2018 gli valse un premio David di Donatello per la sua interpretazione.

Aiuto regista in numerosi film fra cui La lunga strada azzurra (1957) e Kapò (1960), e in seguito regista della seconda unità in La battaglia di Algeri (1966), tutti diretti da Gillo Pontecorvo, Montaldo esordì come regista nel 1961 con Tiro al piccione. Oltre 20 film da lui diretti, 16 dei quali musicati da Ennio Morricone che rendono Montaldo il regista con cui il compositore ha collaborato più volte. Citiamo, tra gli altri, Gli intoccabili (1969) con John Cassavetes; Sacco e Vanzetti (1970, con Gian Maria Volonté); Giordano Bruno (1973) ancora con Gian Maria Volonté e con Charlotte Rampling; L’Agnese va a morire (1976) con Ingrid Thulin; Gli occhiali d’oro (1987), tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Bassani, I demoni di San Pietroburgo (2007) fino al suo ultimo film da regista scritto con Andrea Purgatori, L’industriale (2011) con Pierfrancesco Favino.

Montaldo fu molto attivo anche nella produzione di grandi opere televisive come il kolossal in 8 puntate Marco Polo, prodotto da Rai e Nbc nel 1982. Appassionato di musica, Montaldo curò la regia per grandi teatri nazionali ed internazionali di celebri opere liriche fra cui Turandot (1983), Il trovatore (1990), La bohème (1994), Otello (1994), Il flauto magico (1995), Nabucco (1997) e Tosca (1998).

Dal 1999 fino al 2009 fu il primo presidente di Rai Cinema e nel 2016-17 presiedette l’Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello. Nel 2002 fu nominato Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2021, nel suo libro autobiografico Un grande amore, Montaldo ha raccontato per la prima volta in prima persona il film della sua vita, ricostruendo oltre settant’anni di carriera davanti e dietro la macchina da presa, e insieme il profondo legame d’amore e di lavoro in comune con sua moglie, Vera Pescarolo, da lui definita “il mio migliore collaboratore”. Mancherà a molti: la sua estrema gentilezza e signorilità, unite alla profonda conoscenza del Cinema e dei suoi segreti, ne facevano un personaggio unico nel suo ambiente.

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